Le stelle cadranno tutte insieme – una conversazione con Iacopo Barison

E alla mezzanotte del 5 aprile 2018, mentre Hugh Jackman postava l’endorsement a @montblanc X Le #PetitPrince Collection, in tutte le librerie e in tutti gli stores digitali usciva il secondo romanzo di Iacopo Barison, Le stelle cadranno tutte insieme, 279 pagine per i tipi di Fandango. Per promuoverlo, Barison lancia un seducente appello sul suo profilo Instagram: ai primi tre che daranno prova dell’acquisto del nuovo romanzo spedirò tramite posta ordinaria una copia autografata di Stalin+Bianca. L’idea mi stuzzica perché Barison fa parte di quella cricca di giovani che promettono bene, perché Stalin l’ho già letto e gliel’ho un poco invidiato, perché comunque la copia autografata di un autore forse destinato a divenire importante nei momenti peggiori la si potrà sempre rivendere e saldarci una mesata d’affitto. Alla mezzanotte e tre l’ho acquistato; Amazon Prime, che riverisco e ringrazio, impiegherà un giorno lavorativo ma Barison è più lento, e la copia autografata – che nel frattempo penso di regalare alla mia ragazza per fare il piacione e insieme proselitismo barisoniano – non arriva e comincio a pensare che Iacopo mi abbia tirato il bidone. Ci risentiamo quando la redazione di yawp mi propone di intervistarlo, e scopro che le cose non stanno come malignamente avevo creduto, sicché dall’uscita del libro Barison è sequestrato da un’estenuante tournée di presentazione fra cittadelle e paesini di mezza Italia. Al telefono Barison ha la voce stanca – forse è sbracato sul divano – di chi dovrebbe prendersi una vacanza e si trova suo malgrado costretto a rispondere a un’inquisizione.

YAWP “Prova prova prova. Okay, il microfono funziona, l’intervista è iniziata. Anzitutto: quali impegni stai avendo in quei giorni, che non hai il tempo di spedirmi Stalin+Bianca?”

BARISON “Hai ragione.”

YAWP “Naturalmente scherzo…”

BARISON “Ma no, guarda, ti spiego: io vivo a Milano, ma non riesco mai ad essere per due giorni di fila a casa in modo da spedirtelo. Adesso, sto girando per presentare il romanzo nuovo. E lo faccio volentieri, ci mancherebbe, è una cosa a cui tengo. Quando esce un mio libro sento la responsabilità di portarlo in giro, di tenerlo vivo – non soltanto attraverso i canali classici. Preferisco essere io; con le persone, con i lettori… Figurati, il romanzo è uscito da tre settimane e sono già tipo a dodici presentazioni, e in maggio addirittura intensificherò. È un po’ questo il problema. Ma anche mio, per così dire esistenziale, d’essere sempre in giro. Stamattina mi sono svegliato e ho pensato oddio, dove sono? Oggi ho una presentazione? E poi la risposta era No, non l’avevo.”

YAWP “Adesso dove ti trovi?”

BARISON “A casa di mia madre, vicino Cuneo. Domani Milano, poi Brescia, poi Mantova. Poi di nuovo Milano, quindi confido di spedirtelo – prima del Salone del libro di Torino; mi sono scavato una settimana di pausa per rifiatare.”

YAWP “Ma è l’editore a metterti sotto torchio o masochismo tuo?”

BARISON “Guarda, Fandango mi asseconda molto. Ci siamo intesi bene. Però le librerie in cui presento, al 99% me le scelgo io: solo librerie indipendenti, non passo in catene.”

YAWP “Capito. E in questi tour sei solo o ti accompagna Valentina? Si chiama Valentina, giusto? La tua ragazza/compagna. Che poi, dopo una certa età si dice ancora ragazza o è già compagna?”

BARISON “Credo di dire ancora La Mia Ragazza. Compagna mi sembra un po’ troppo una roba…”

YAWP “…Da dopo i trenta.”

BARISON “Ma anche da dopo i Quaranta, no?”

YAWP “…Restando in tema di età – ne parli anche nel romanzo1 – come stai messo con la stempiatura? Anche tu, come Danny, sei spaventato dall’idea di perdere i capelli? A me, solo a pensarci vengono i brividi…”

BARISON “Di perdere i capelli no, (per fortuna) ne ho ancora parecchi. Oltretutto, ho ventinove anni e me ne danno tutti venticinque. Quella di Danny invece è una paura di più ampio respiro. Mi spiego meglio: ciò che è disturbante, nel passaggio dai venti ai trenta, si esemplifica in vari modi, e fra questi sicuramente c’è anche il deterioramento. Però non è che si invecchi di colpo, una volta arrivati ai cinquanta. È un processo che incomincia già a venti. Alcuni piccoli mutamenti, se non si pratica un minimo di attività; mentre fino ai venti venticinque tutto sommato il corpo mantiene…”

YAWP “Il protagonista di Le stelle, ad esempio, la mattina fa le flessioni. In questo senso, tu come ti stai muovendo?”

BARISON “A dire il vero mi sono iscritto in palestra da poco. Però è una cosa che fino a qualche anno fa non avevo mai preso in considerazione. Comunque, al di là del fisico, penso che più rilevante ancora sia il cambiamento emotivo. Si cambia anche nel corpo, ma soprattutto dentro. Emotivamente, più che invecchiare si cresce; il problema vero è semmai quando la crescita emotiva non avviene.”

YAWP “E rispetto ai personaggi di Stalin+Bianca – pienamente adolescenti – com’è cambiata l’emotività dei non-più-adolescenti di Le stelle?”

BARISON “Stalin era veramente una storia molto lineare, che si svolgeva all’incirca in un mese. Arrivando al secondo romanzo, ho provato a complicarmi un po’ la vita: volevo alzare l’asticella, dimostrare a me stesso di poter scrivere qualcosa di più complesso. Le stelle attraversa quasi dieci anni di vita, dai venti ai trenta, e l’io narrante si ritrova a fine romanzo ad avere l’età che ad oggi ho io. Ma al di là del parallelismo mia vita/romanzo lo sforzo che ho fatto è stato di provare a raccontare il mio mondo, cose e persone che ho intorno, che ho vissuto – anche a livello emotivo – nel passaggio da un decennio all’altro. Invece il microcosmo di Stalin era distopico, per cui forse riconoscersi più difficile. Credo che nel nuovo romanzo – almeno per la generazione nata a cavallo fra la fine degli anni ottanta e il ’99, i millennials per così dire – sia molto più semplice identificarsi. E non solo nei personaggi, ma in quel mondo lì, in ciò che gli sta intorno.”

YAWP “Comunque in entrambi, seppure in maniera diversa, parli di adolescenza o di post adolescenza in maniera abbastanza spietata; Stalin soprattutto: è quello che nel lessico comune si definirebbe un ragazzo difficile; e anche nel nuovo, i personaggi non sono meno atipici… Ritieni che l’adolescenza, un certo tipo di crescita, si sia conclusa con Le stelle o che possa esercitare ancora suggestioni nei tuoi libri a venire?”

BARISON “Guarda, non ne ho idea. Di solito penso a un romanzo per volta; prima di Stalin sapevo solo che quello sarebbe stato il mio primo romanzo, e non avevo idea di cosa sarebbe venuto poi. Terminato Stalin, anche andando in giro a presentarlo, ho avuto l’idea per Le stelle. Di cosa parlerà il terzo non saprei. Sicuramente, guardandomi indietro, penso che avendo quegli anni – gli anni dell’adolescenza – ancora così vicini alla mia età anagrafica parlarne sia stato più semplice. Penso comunque – così, a sensazione – che i miei personaggi potrebbero continuare a invecchiare con me (?). Però non è neanche detto che il filone adolescenza sia chiuso.” “…Gli anni di cui parlo sono simbolici di qualcosa che prosegue anche dopo.”

YAWP “Se posso, non vorrei demoralizzarti, per carità, ma a me sembra che dopo i trenta il grosso della vita si possa dire esaurito.”

BARISON “Mah…”

YAWP “…Tant’è che certe persone si fanno furbe e muoiono a ventisette, no? Non te lo auguro naturalmente, anzi…”

BARISON “Posso darti una statistica basata su me stesso: sono molto più felice oggi di quanto non lo fossi a vent’anni. Poi non so; forse la vita è finita a venti, e adesso è cominciato qualcosa di diverso. Però alla tua età avrei detto probabilmente le stesse cose.”

YAWP “Ciò che conta quindi è che io sono qui, sono vivo, e il tempo è l’unica cosa che ho. Senza pensare al terzo o al quarto o al quinto romanzo…”

BARISON “Esatto.” “…Guarda, io penso che gli stessi protagonisti di Le stelle siano molto più felici al termine della storia che all’inizio. Molto più equilibrati, più in pace con loro stessi. Almeno, questa è un’idea che mi sono fatto dopo, presentando il libro e parlandone con i lettori – me lo dicevano ieri in una scuola… in effetti è vero.”

YAWP “Tornando a Danny, secondo te perché decide di lasciare la recitazione?”

BARISON “Anche questo, con precisione non lo so dire. Mi sembra che, in generale, a un certo momento i miei personaggi si accorgono che dei sogni adolescenziali non gliene freghi più niente, e solo in questo modo riescono ad essere in pace con loro stessi. È come se si accorgessero che la realizzazione individuale non è l’unico moto esistenziale della vita. È questo che intendo, quando dico che sono più felici alla fine. Paradossalmente, quando abbandonano – alcuni, perlomeno – l’idea di avere successo, finalmente riescono ad essere felici. Quando smettono di cercare la felicità.”

YAWP “Parliamo della struttura: rispetto a Stalin è più complessa, meno lineare. Si salta dai quasi venti ai quasi trenta e si torna indietro, prima di balzare in avanti di nuovo. C’è stato qualche romanzo in particolare a direzionarti verso questa struttura?”

BARISON “A livello di struttura no. Al contempo ho cercato di scrivere una cosa che – perlomeno in lingua italiana – non avevo ancora trovato. Cioè un romanzo che parlasse dei miei coetanei dandogli un valore letterario che di solito quando si parla di una certa età della vita è assente. Non volevo limitarmi a scrivere una storia leggera, parlare di sentimenti e impressioni leggere, ho cercato di scavare un pochino più in profondità, nei miei coetanei e nel mondo che hanno (abbiamo) intorno. Quando dico che questa cosa nel romanzo italiano mancava, non parlo qualitativamente. Semplicemente se c’era non l’avevo ancora letta, e mi è sembrato che scriverne potesse essere interessante.”

YAWP “Com’è stata la gestazione di questo romanzo? Scrivendo, ti sei dato una qualche disciplina, hai scritto ogni giorno…?”

BARISON “Da quando ho cominciato a lavorarci sul serio ho impiegato un anno e ho scritto tutti i giorni – tranne i weekend. All’epoca vivevo a Torino e ogni mattina andavo in una biblioteca vicino casa, verso le dieci, dieci e mezza, poi a casa per pranzo, e subito dopo tornavo in biblioteca e scrivevo fino a sera. In realtà sono molto lento, e ho scritto i capitoli esattamente nell’ordine in cui si presentano; dall’inizio alla fine, dalla prima riga all’ultima, senza fare sbalzi in avanti e fermandomi quando una scena non mi veniva o non sapevo più cosa scrivere. Anche perché, se il lettore legge i romanzi dall’inizio alla fine, non vedo perché io non debba scriverli nella stessa maniera. Penso che potrebbe essere interessante leggere Le stelle a capitoli alternati: prima i capitoli sui protagonisti giovani, poi quelli sul protagonista trentenne.”

YAWP “A me la struttura ha ricordato un po’ – anche se poi è diversa; la vita che racconti è sempre la stessa, seppure in momenti diversi, segue un’unica linea temporale2 – quella di 4 3 2 1 di Auster, non so se lo hai già letto… Per certi versi è simile… Anche se Auster quando salta finisce in un’altra linea, nella diramazione ipotetica di un’unica vita…”

BARISON “Ancora mi manca. Però è nella wishlist.”

YAWP “…Comunque, Le stelle cadranno tutte insieme può considerarsi, fra molte virgolette, un romanzo generazionale?”

BARISON “Con molte virgolette, sì. Il tema generazionale non è stato programmato a tavolino, è una cosa che naturalmente è venuta dopo.”

YAWP “Però eri cosciente di star scrivendo un romanzo attuale. Ad esempio: non ti imbarazza scrivere di Instagram, destrutturandolo per così dire; spieghi in qualche maniera quali meccanismi scattano quando si decide di pubblicare sul proprio profilo una fotografia. Tu hai un profilo Instagram – ricordo fra l’altro uno scorcio di pagina word, di quello che poi sarà il romanzo, in cui citavi addirittura Sorrentino; adesso più attuale che mai…”

BARISON “Sì, il cammeo di Sorrentino abbiamo preferito sopprimerlo…”

YAWP “…Resta comunque citato Toni Servillo. Senza contare poi i riferimenti americani, e nella musica e nel cinema…”

BARISON “…Anche italiani in realtà. Appunto Servillo, Salvatores… In generale i riferimenti americani sono più confinati alla sfera social3.”

YAWP “Ecco, leggendo questi riferimenti – non ti offendere eh – l’idea che lì per lì mi ero fatto è che fossero in qualche maniera propedeutici a una traduzione del romanzo. Stalin, che è più rarefatto, sia topograficamente sia nei riferimenti, è stato tradotto in diverse lingue – non so se anche in inglese… Ecco, secondo te, è più semplice esportare un romanzo, se i riferimenti sono globalmente comprensibili?”

BARISON “In realtà nel mio romanzo questi elementi hanno un valore narrativo: in prima pagina l’io narrante sta sveglio di notte perché – visto che in America è giorno – ci sono più probabilità che le Stelle rispondano ai suoi tweet. Certo, non voleva essere un calcolo commerciale, piuttosto servivano al personaggio, alla sua ossessione (il successo). Fra l’altro, sono stato tradotto da McSweeney’s4 quando Le stelle era già stato scritto.”

YAWP “Già che lo tiri in ballo, parlami del racconto pubblicato da McSweeney’s.”

BARISON “Devo dire che è stato molto emozionante e non me l’aspettavo. Ma per ora non posso rivelare di più.”

YAWP “Segreto professionale?”

BARISON (ridacchia)

YAWP “Benissimo, parliamo allora di un’altra rivista. So che sei stato pubblicato da SBAM!, di Jovanotti5, e anche qui accanto ad autori importanti. Com’è avvenuta l’asse Barison-Jovanotti?”

BARISON “Jovanotti mi ha telefonato il giorno dopo aver dato la notizia che sarei uscito su McSweeney’s. Ed è stato l’unico – nessun altro, a livello editoriale italiano si è mostrato interessato. Dal mondo librario il silenzio. Mentre Jovanotti mi fa: esce un tuo racconto su McSweeney’s? Figo! Lo voglio su SBAM!” “…Poi, per motivi di diritti non si è potuto pubblicare e gliene ho scritto un altro, appositamente per SBAM! …Ma in generale questo interessamento da parte di una persona tutto sommato estranea all’editoria debba far riflettere chi dovrebbe occuparsene e troppo spesso non lo fa.”

YAWP “Se il cantautore fa il lavoro dell’editore…”

BARISON “Secondo me rende onore a Jovanotti, vuol dire che è una persona sveglia, che sa guardarsi intorno. E non so se la stessa attenzione si ritrovi adesso nell’editoria italiana. Boh, chissà.”

YAWP “Che poi, stando al suo Instagram, Jovanotti è un lettore forte…”

BARISON “Oh, sì, legge tantissimo. Io lo conoscevo poco – cioè, non ci conoscevamo in realtà; l’ho potuto conoscere tramite SBAM! …e devo dire che… legge più di me!”

YAWP “Adesso ti rigiro una domanda che di solito si fa ai cantautori per sapere su quali testi hanno formato la propria poetica – se di poetica si tratta. Quali artisti o generi musicali hanno influenzato la tua scrittura?”

BARISON “Da ragazzino il rap. Americano prima e italiano poi. Quando ero adolescente io quella del rap in Italia era una situazione molto diversa, anche solo come fenomeno sociale, non aveva il seguito che ha adesso. C’erano, per dirti, i Club Dogo; all’epoca facevano concerti davanti a cinquanta persone, e io ho un po’ seguito quel tipo di scena lì… Ma parliamo veramente di tanti anni fa…”

YAWP “Mi fist, Tre MC’s elevati al cubo, roba così?”

BARISON “Esaaatto. Ti parlo veramente della preistoria del rap italiano. A me piaceva l’idea che il rap fosse l’unico genere musicale in cui ci fosse davvero spazio per la scrittura; essendo una canzone rap essenzialmente strutturata in sedici barre, ritornello, sedici barre, ritornello, la scrittura è sicuramente maggiore rispetto ad altri generi musicali, no? Nell’intervista per Esquire Coez mi diceva io non faccio più rap perché nel rap c’è troppo da scrivere, mentre nelle canzoni meno.” “…A me affascinava questa cosa che nel rap ci fosse molto di scritto… e lì ho capito che scrivere mi piaceva, tra l’altro. La prima volta nella vita che ho capito che scrivere mi piaceva.”

YAWP “Quindi di che età parliamo?”

BARISON “Diciassette, diciotto. Cioè, ho incominciato prima a leggere, ad appassionarmi alla lettura, e poi a scrivere. Quando ho capito che i libri erano una figata ho voluto farli anch’io.”

YAWP “E con quali libri hai capito che scrivere fosse una ficata?”

BARISON “Allora. Appena cominci a leggere – quando ho cominciato seriamente avevo diciassette diciotto anni – io perlomeno, ma quasi nessuno – non è che si parte con Guerra e pace, Madame Bovary, Dostoevskij… – io ero partito con Palahniuk, in genere si inizia leggendo quello che si può capire in base agli strumenti che si hanno a quell’età, quindi sì, io ero partito con Palahniuk, Irvine Welsh…”

YAWP “…Mi sembra che di Palahniuk resti qualche reminiscenza, o sbaglio?”

BARISON “Può essere. In realtà se rileggessi oggi Fight Club probabilmente mi piacerebbe meno. Questi sono gli autori con cui ho cominciato, poi sono approdato ai classici, per imparare a scrivere, quindi appunto Madame Bovary, Guerra e pace, e in generale Tolstoj… Tolstoj l’ho letto tutto.” “…Tutti i francesi… Bel Ami di Maupassant in particolare, è un romanzo sull’ambizione che secondo me ha molto a che fare con i personaggi del mio romanzo. Poi sono tornato di nuovo sui contemporanei: Foster Wallace, Bret Easton Ellis… Penso che uno dei romanzi – forse il mio romanzo preferito, sia 2666 di Roberto Bolaño.”

2666, Roberto Bolaño, Adelphi: il romanzo preferito da Barison.

YAWP “Ecco, già che dici Bolaño mi viene in mente che Le stelle ha anche certe affinità con Lo spirito della fantascienza, in cui pure uno dei personaggi è ossessionato dall’ufologia.”

BARISON “Sì, anche quello è nella wishlist.”

YAWP “Sempre restando in tema, a proposito dell’attualità del tuo nuovo romanzo, mi viene in mente ciò che disse Lagioia durante una conferenza su Foster Wallace e Bolaño: il primo soffrirebbe più del secondo la prova del tempo. Secondo te, Le stelle cadranno tutte insieme, proprio perché tratta tematiche molto attuali, fra cinquant’anni ne potrebbe risentire?”

BARISON “Mah. Sono certo che questo secondo romanzo invecchierà – tra virgolette – un po’ a livello di riferimenti: social network, brand, e tutta quella roba lì in qualche maniera passerà. Forse Stalin, in cui storia e personaggi restano più sospesi, rimarrà più attuale anche rispetto alla contemporaneità (che non è mai contemporanea, sicché va continuamente evolvendosi). Però è anche vero che Le stelle è uno spaccato abbastanza preciso di questa fase storica a mio giudizio cruciale. Ho scelto volontariamente di dare riferimenti che rispetto a Stalin fossero più precisi; quindi se è vero che in questo modo rischia di invecchiare precocemente dal punto di vista iconografico (Instagram, Twitter etcetera), comunque sopravvivrà l’immagine di un momento, di una fase storica cruciale appunto. Pensa, non so, ai cult degli anni ottanta, a livello cinematografico: erano moolto focalizzati sull’epoca, no? Però avevano qualcosa che gli ha permesso di superare la prova del tempo e per così dire di invecchiare bene. In generale dipende; la questione è un po’ più sottile. È vero che Bolaño invecchia meglio di Foster Wallace, però Foster Wallace con Infinite Jest ha costruito una distopia – quindi, teoricamente, dovrebbe invecchiare ancora meglio di Bolaño.”

YAWP “Male che andrà, l’edizione dell’anno 2666 di Le stelle cadranno tutte insieme sarà farcita di note: Hugh Jackman: sex symbol & attore hollywoodiano. Noto al grande pubblico per la sua interpretazione di Wolverine nella saga degli X Men…”

BARISON “Comunque, racconto cose che nel bene e nel male hanno segnato un’epoca. Ed è giusto che la letteratura provi a fare questo – essere una specie di termometro delle cose che viviamo. Mi farebbe piacere che un giorno leggendo questo romanzo mio figlio possa capire cos’ha significato avere fra i venti e i trent’anni nella fase storica che stiamo attraversando.”

YAWP “E già che hai pensato a un figlio ipotetico devo dedurne che l’orologio biologico stia per scattare…?”

BARISON “Ma no… Però me lo chiedevano ieri in apertura di presentazione: come ti vedi da qui a cinque anni? Chissà. Magari anche con un figlio. Ma sono cose che uno non mette in programma…” “…Io ho avuto la fortuna di realizzare molti dei sogni che avevo da ragazzo, al contrario forse dei miei personaggi… però come loro ho capito che realizzarsi non basta. Penso che il percorso individuale di ognuno nella vita debba un po’ svincolarsi da quello che produciamo, da quelle che sono le nostre ambizioni. Se vivessi solo di ambizioni, o ancora peggio se comparassi tutte quelle che avevo rispetto a quelle che si sono poi concretate, forse non sarei felice. Invece posso dire di esserlo – tutto sommato – quasi sempre… Credo di essermi mosso nella vita come i miei personaggi, che proprio quando dovrebbero essere più tristi si sono riscoperti felici. E chissà che in questo equilibrio un giorno non si possa trovare spazio anche per un figlio.”

Le stelle cadranno tutte insieme; Fandango libri; pp. 279

Francesco Mila

1 “Ormai dormo quattro, cinque ore per notte”, dice Danny. “Sto anche perdendo i capelli.” “Stiamo diventando vecchi” risponde Aria. “Non stai perdendo i capelli”, lo rassicuro io. “Dopo averli lavati, quando ti guardi allo specchio, hai l’impressione che siano più radi?” Le stelle cadranno tutte insieme pp.259.

2 “Per ogni vita che scegli di avere, ce n’è una che lasci da parte.” (Dalla quarta di copertina)

3 A New York sono le 21:44, il cielo è nuvoloso e più scuro del solito e Hugh Jackman ha ordinato un dolce che su Instagram sta riscuotendo un ampio consenso. pp.7 Le stelle cadranno tutte insieme.

4 Prestigiosa rivista fondata da Dave Eggers; ha ospitato, fra gli altri, racconti di Foster Wallace e Zadie Smith. Barison è il primo autore italiano ad esservi stato pubblicato (McSweeney’s n.51).

5 Jovanotti: autore di grandi successi musicali e idolo indiscusso di mia zia. Ottimo ciclista e accanito lettore.

One comment on “Le stelle cadranno tutte insieme – una conversazione con Iacopo Barison”

  1. Alfio fittìzio ha detto:

    Intervista incredibile questo francesco mila è bravissimo vorrei finanziarlo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *