Su di un addio dall’infinito intriso – una serie fotografica di Sitri

  • Su di un addio dall'infinito intriso-una serie fotografica di Sitri

E tutto divenne per me
eterna e grondante luce,
instabile susseguirsi
di alchemici fotoni ardenti
[…]
così da infondere alla materia
quel eccelso miracolo proprio della creazione,
esaltazione ultima dell’essere
e fecondo altare del divino in noi rappreso.

Sitri, Su di un addio dall’infinito intriso 

Su di un addio dall’infinito intriso (2016) è una serie fotografica di Sitri che privilegia la tecnica del mosso creativo per riprodurre visivamente la persistenza del ricordo, la tangibilità della memoria che si annida tra le pieghe dello spazio e lo trasforma drasticamente, pur lasciandogli lo stesso aspetto. La casa, luogo adibito all’intimità della coppia, dunque nido, racchiude le intricate dinamiche relazionali, in cui ogni azione e ogni evento non svanisce ma riecheggia nel rapporto stesso, creando uno straniante sdoppiamento in ciò che è stato è già oltrepassato da ciò che è, il quale al tempo stesso si nutre di ciò che è stato e non può prescindervi .

Lo stesso medium fotografico si sdoppia, cercando di eccedere la propria intrinseca fissità e di catturare invece il movimento del tempo, che non è consequenzialità ma oscillazione. Sulla pellicola si imprimono dunque degli spots of time, dei grumi di tempo che, come delle macchie, si espandono oltre i propri confini. Il tempo non segue un lineare percorso dal passato al presente verso il futuro, al contrario si realizza come sintesi di queste tre dimensioni che continuamente si toccano e si influenzano.

La casa, luogo stabile per eccellenza, allora diviene invece un non-luogo in cui i soggetti si incrociano ma faticano a entrare in relazione, e di fatto sono rappresentati separati e privi di contatto fra loro. La dimensione di precarietà assume una forza centripeta che coinvolge anche la casa nel mosso creativo, rendendola essa stessa un soggetto che partecipa all’interazione ed è refrattaria a qualsiasi tentativo di coglierla in una sua precisione.

Sull’autore non possiamo dirvi nulla. A dire il vero, non sappiamo neanche dirvi se è uomo o donna. Tutto ciò che possiamo riferirvi è che ha scelto lo pseudonimo Sitri, di cui ha voluto negarci il significato. Ci ha espresso però alcune considerazioni sulla sua serie Su di un addio dall’infinito intriso (2016):

Appese e sospese, lì distese, disposte ad accentrare un’attenzione inesistente per far si che un luogo possa ancora nuovamente parlare, poiché nell’accentramento della realtà si è andato perdendo l’attenzione per ciò che ci contiene e definisce, quel contesto silenzioso, inerte, eppure vivo, esplicito e sincero al punto da nascondere unicamente per nostra incapacità di vedere, di sentire ciò che il silenzio di una stanza racchiude e violentemente mostra. Nel dilatarsi dell’ego, ciò che è stata offuscata è la realtà posta alla base della verità pronunciata, poiché è nel muto esprimersi di un corpo che lo sguardo può realmente trasformare le dinamiche dell’esistenza in qualcosa di più alto e immaginifico, del resto, senza la dichiarazione dei nostri intenti, ciò che può venire inteso, è esclusivamente legato al grado di evoluzione della nostra empatia, quel senso di percezione della realtà che va al di là di tutto ciò che è possibile vedere, ed è così, in questo modo, che ogni cosa può finalmente divenire un infinito atto in potenza, molteplice e labirintico, scevro da ogni caratterizzazione singolare, affinché ogni sguardo possa in qualche modo conferire nuova vita e significato al mondo che andiamo creando e distruggendo ad ogni ciclico ripetersi del movimento delle nostre palpebre. Ciò che si sta realizzando, è semplicemente la preghiera di un mondo che abbiamo dimenticato di osservare.

 Federica Ruggiero

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