Ri-scritture: Dendrarium di Alexander Shurbanov

Su Ri-Scritture proponiamo una selezione da Dendrarium del poeta bulgaro Alexander Shurbanov. La raccolta è in via di pubblicazione in lingua inglese per l’editore Scalino ed è stata tradotta dal bulgaro dallo stesso poeta. La traduzione italiana è a cura di Francesco Tomada.

***

Copertina ed. bulgara, Scalino (2017)

Dendrarium (Scalino, 2017), che accoglie poesie dalla vasta produzione di Alexander Shurbanov, è un’ampia ricerca – e al tempo stesso un omaggio – sugli alberi, che rivestono un ruolo così importante per l’ambiente naturale, così come per quello umano. Analogamente al resto della scrittura di Shurbanov, si evidenzia uno sguardo inusuale rivolto al dettaglio, ai lievi cambiamenti nel colore delle foglie, alla forma dei rami, e forse ancora di più ai mutamenti di queste piante imponenti al cambiare delle stagioni o nel corso del lento trascorrere del tempo. Anche se il poeta attraversa i pensieri e le emozioni che l’incontro con gli alberi gli hanno suscitato, questi alberi sono tutt’altro che “astratti”; non sono sradicati dalla realtà e trasformati in allegoria o fissati nel simbolismo.

Forse uno degli aspetti salienti di questa raccolta è l’ampia gamma di reazioni che Shurbanov sa esprimere. Le raccolte “a soggetto” possono a volte peccare di una certa ripetitività – verrebbe infatti da pensare a una sequenza di poesie sulla natura che rappresentano ogni animale, uccello o pianta come esempio della “alterità” del mondo naturale, della sua maggiore vitalità e/o dignità rispetto al genere umano. Gli alberi di Shurbanov sono nettamente più variegati, e se la loro presenza può ispirare stupore, serenità, eccitazione o altro, non sono immuni dal fare dispetti (“ un bosco si è intrufolato in città”) o dal suggerire una “perplessità poco bulgara” alla visita di un costruttore di strumenti musicali.

C’è, inoltre, un tono lievemente ironico che consente a Shribanov di onorare le piante che vanno onorate – alla cui presenza si sente “in pace” -, trovare in esse lo spunto per alcune considerazioni sulla condizione umana e per riconoscere la distanza fra la realtà che abbiamo costruito ovunque e la presenza delle forze naturali che non riusciamo mai a comprendere pienamente, e tanto meno a controllare. Ma soprattutto queste poesie cesellate con cura nel loro splendore ci ricordano che viviamo non semplicemente su un pianeta fragile, ma in una rete di fragili interconnessioni con il resto della natura – e quindi faremmo meglio a prestarvi più attenzione, non solamente a causa di quella fragilità e dei pericoli che contribuiamo a creare, ma anche perché queste interconnessioni e questo pianeta possano diventare una fonte di ricchezza.

Nota di Tom Phillips

© photo by Emilia Mirazchiyska

Alexander Shurbanov, nato a Sofia (Bulgaria) nel 1941, è un poeta, traduttore, saggista, critico letterario e professore universitario, nonché dottore honoris causa nelle Università britanniche del Kent e del Surrey. Tre dei suoi sedici libri di poesia sono pubblicati anche in versione inglese con traduzione dello stesso autore. È il traduttore bulgaro dei “Racconti di Canterbury” di Chaucer, delle tragedie di Shakespeare, del “Paradiso perduto” di Milton e della sua tragedia “I nemici di Sansone”, delle poesie di Dylan Thomas e di numerosi altri poeti anglofoni. Per oltre quarant’anni, Shurbanov ha insegnato Letteratura Inglese presso l’Università di Sofia e ha pubblicato numerosi libri di critica sia in patria che all’estero.

Aberration

The trunk has grown parallel to the ground,
so noisy children all day long climb on it
riding it like a horse;
then, in the evening old folks take a seat
on its broad back to rest and have a chat.
The tree bears this burden patiently.
Once, instead of soaring to the sky,
it chose to grow parallel to the ground,
and that’s why it mixes now with people
rather than with birds.

Aberrazione

Il tronco è cresciuto parallelo alla terra,
così i bambini chiassosi per tutto il giorno lo scalano
cavalcandolo come un destriero;
più tardi, all’imbrunire, gli anziani siedono
sul suo dorso ampio per riposare e per chiacchierare.
L’albero porta il suo peso con pazienza.
Un tempo, invece di elevarsi al cielo,
ha scelto di crescere parallelo alla terra,
ed è per questo che ora si mescola
con le persone e non con gli uccelli.

*
Jasmine

More arrogant than devil grass,
pushy,
implacable
to garden neighbours,
the jasmine
pokes in everywhere,
smothers, shoves away,
runs over others,
demands more room
for itself,
for itself only.
A shrub like all shrubs,
not of the most likable.
And yet in June,
when it blossoms
all in bridal white
filling the mellowing air
with heavenly fragrance,
will anyone ever remember
its misdemeanours?

Il gelsomino

Più tracotante della gramigna,
aggressivo,
implacabile
con i vicini di giardino,
il gelsomino
penetra ovunque,
soffoca, spinge via,
travolge,
pretende più spazio
per sé,
e solo per sé.
Un arbusto come gli altri,
non fra quelli più attraenti.
E tuttavia in giugno,
quando si schiude
vestito di bianco nuziale
riempiendo l’aria tiepida
col suo profumo celestiale,
ci sarà qualcuno che si ricorda
dei suoi peccati?

*
Different perspectives on the cherry trees

All morning long I hugged a cherry tree,
messing about under its green skirts,
and my advanced age notwithstanding,
it kept repaying every caress
with ruddy sweetness
hidden in the depth of
its maiden shyness.
Now, with the traces of the crime
still showing
on lips and fingers,
I have to sit out that meeting patiently,
confronted with the blighted faces
of my colleagues,
who believe that cherries
are manufactured at the minimarket
and can be identified
by their social security numbers,
scratched by the shop-assistant
with a ballpoint
on a makeshift label.

Diverse prospettive sui ciliegi

Per tutto il mattino ho abbracciato un ciliegio,
gingillandomi sotto le sue falde verdi,
e nonostante la mia età non più giovane
lui ha continuato a ricambiare ogni carezza
con la dolcezza vermiglia
nascosta nella profondità
della sua ritrosia virginale.
Adesso, con i segni del reato
ancora evidenti
sulle labbra e sulle dita,
devo sopportare pazientemente questa riunione,
di fronte ai volti avvizziti
dei miei colleghi,
che sono convinti che le ciliegie
vengano fabbricate nel minimarket
e possano essere identificate
dal loro codice a barre,*
sfregato dal commesso del negozio
con una penna ottica
su un’etichetta di fortuna.

* Il Social security number negli Stati Uniti d’America è un codice di 9 cifre che viene assegnato a singoli cittadini americani, residenti permanenti e lavoratori temporanei.

Sharing

The woman embraced
the huge old tree,
pressing her body to it tightly,
talking to it
continuously, confidentially.
In silence –
with her lips only.
The tree stood quietly,
and listened.

Condivisione

La donna abbracciava
il vecchio albero robusto,
premendogli addosso il proprio corpo,
parlandogli
senza sosta, amichevolmente.
In silenzio –
solo muovendo le labbra.
L’albero restava lì placido,
e ascoltava.

*
When I look up

This Atlas cedar
once planted by me
as a tender sapling,
tucked in the corner of my yard,
today is ten times
closer to the sky
than I.
It looks down on me from its height
and all my worries
seem trivial to it.
When I look up
to its unfadingly green top,
dancing in such a carefree way
with every puff of the wind
in that translucent
higher world
above me,
I’m almost ready to agree
that it is right.

Quando sollevo lo sguardo

Questo cedro dell’Altante,
che un tempo piantai
da delicato alberello,
infilato nell’angolo del cortile,
oggi è dieci volte
più vicino al cielo
di me.
Mi osserva giù in basso dalla sua altezza
e tutti i miei assilli
gli sembrano irrilevanti.
Quando sollevo lo sguardo
verso la sua sommità sempreverde,
che danza in modo così spensierato
a ogni refolo di vento
in quel mondo trasparente
più in alto
sopra di me,
sono quasi pronto ad ammettere
che abbia ragione lui.

*

Scent of Jasmine

Some thirty years ago
I made a note in my mind:
As exquisite
as a jasmine twig.
Now,
when someone unexpectedly
mentioned her to me in passing,
this note
rose from the bottom
of my memory’s clutter.
And nothing else –
no voice,
no face,
no look.
Just the unfading
languorous scent of jasmine.

Profumo di gelsomino

Una trentina di anni fa
mi tenni a mente un appunto:
soave come
una fronda di gelsomino.
Adesso
che qualcuno all’improvviso
mi ha accennato a lei di sfuggita,
questo appunto
è risalito dal profondo
del disordine della mia memoria.
E niente di più –
non una voce,
un volto,
uno sguardo.
Soltanto il persistente
languido profumo di gelsomino.

*

City park

In the heart of the dry city
the people replanted
the forest they’d felled.
And a fresh canopy rose.
And the birds came back,
for they knew the forest
and made their home in it
and woke up the day with their songs.
And the rains came,
and the sun,
and the ants,
and the flowers,
for they all knew the trees
and loved them.
And the children came too
filling the shadows with sound.
And God smiled,
as He saw
that He had helpmates
and that creation
would continue.

Il parco della città

Nel cuore dell’arida città
le persone hanno ripiantato
il bosco che avevano abbattuto.
E un nuovo pergolato di rose.
E gli uccelli sono tornati,
perché hanno riconosciuto il bosco
e vi hanno costruito il proprio nido
risvegliando il giorno con il loro canto.
E sono venute le piogge,
e il sole,
e le formiche,
e i fiori,
perché tutti hanno riconosciuto gli alberi
e li hanno amati.
E sono venuti anche i bambini
colmando le ombre di suoni.
E Dio ha sorriso,
perché si è accorto
di avere degli assistenti
così che la creazione
sarebbe proseguita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *