Poesia contemporanea francese: Par le soupirail, tra poesie e illustrazioni (Éditions Pan / Éditions Magnani)

Oggi su Yawp Poesia proponiamo in anteprima alcuni estratti dal nuovo numero di PAN – revue littéraire et dessinée, dal titolo Par le soupirail (Éditions Magnani) in uscita l’8 novembre 2019, per maggiori info clicca questo link: https://editionspan.com/pan-5-1

Par le soupirail è frutto del lavoro di Flore Chemin, Anne-Sophie Plaisant, Baptiste Mongis e Katia-Sofia Hakim. È un libro speciale e prezioso che unisce disegno, pittura, poesia, e prosa, fatto di stili diversi perché personali, di bianco e di nero, di colore, di parole e di grandi spazi vuoti.    

Gli spettri sembrano riemergere dal mondo dei morti, fantasmi bianchi sullo sfondo nero, le pennellate leggere e quasi trasparenti. Le illustrazioni delle prime pagine ci portano in un piccolo carosello di statuette di ceramica, fragili e delicate, che poco dopo vanno in frantumi. I cocci sono così sottili che sembrano vetro, il nero avvolge tutto, inonda tutto, anche il bianco. Ma i cocci sorridono. La statuetta scomposta, la testa a destra, il resto del corpo frantumato, i contorni aguzzi e taglienti, sorride.

Le immagini si frantumano nelle illustrazioni come nelle poesie. Piccole perle brevi, delicate, dolorose sul tentativo di ricostruire dietro agli occhi il viso di qualcuno che non c’è più. È una continua ricerca dei piccoli dettagli nella memoria, per richiamare qualcosa. Una ricerca che avviene prevalentemente nel momento che precede l’addormentarsi, e che scivola nel mondo dei sogni, che continua in maniera onirica, associando liberamente immagini, parole e forme. I versi stessi si fanno frammentati e scomposti, quasi balbettati.

Una seconda parte si apre. Le parole si rimettono a posto fino a formare una prosa composta. Ma il tema è sempre quello: la memoria. L’oblio. Il tempo che scorre e che sfugge come sabbia tra le dita. I granelli della sabbia sono importanti, perché sono come i dettagli, ciò che c’è di più piccolo, eppure essenziale a formare un Tutto.

Gli spettri ritornano, gli eco rimbombano nel vuoto e ci sono des voix qui restent même sans les corps qui les ont  émises.

La terza parte, che si apre con delle illustrazioni dai colori estremamente accesi, sembra promettere una ricompensa, un ricongiungimento, una pace finale. Eppure in ogni tavola, tra i colori, spicca una sagoma bianca: manca qualcosa. E proprio perché manca è così evidente. Non c’è, è bianca, eppure è la cosa che si vede più di tutto il resto, più dei colori. Tante immagini, come un album di foto di momenti belli inevitabilmente compromessi dal passare del tempo, dai buchi della memoria o dalla scomparsa di qualcosa. I racconti che seguono sono piccoli e brevi, quasi dei pensieri d’infanzia: il ricordo della preghiera della sera, del compleanno, la visita dall’oculista per il primo paio di occhiali correttivi.

Par le soupirail è un delicato, squisito, malinconico libretto sull’assenza, sulla memoria, sul ricordo, sulla morte ma anche sulla vita e cosa significhi andare avanti quando al posto di qualcosa è rimasta solo una “macchia bianca”.

Nota di lettura e traduzione a cura di Elena Ramella

Je cherche
    un repaire sûr
    contre les vagues qui font les rochers
    cailloux
    et la mémoire charcutière

je cherche
    une seule idée de lui réalisée dans
    une seule image de lui
    une vérité entière
    dans le dogme de ses contours

je cherche
    ses joues
    son menton
    le tracé de ses rides
    et la ligne des sourcils
enfin
je voudrais toutes les photographies
    les coudre ensemble dans un visage
    hors temps.

io cerco
un riparo sicuro
    contro le onde che creano le scogliere
    ciottoli
    e la memoria come un macellaio

io cerco
    una sola idea di lui realizzata in
    una sola immagine di lui
    una verità intera
    nel dogma dei suoi contorni

io cerco
    le sue guance
    il suo mento
    la traccia delle rughe
    e la linea delle sopracciglia
insomma
io vorrei tutte le fotografie
    cucirle tutte insieme in un viso
    fuori dal tempo.

di Anne Sophie Plaisant

***

Alarma! El ritmo fatal!

il reste encore
quelques certitudes

je ne dors pas
je ne rêve pas
on a dynamité l’horizon

        à l’orée du sommeil
j’imagine des tableaux que j’efface à l’éponge
et des restes de craie
se dessinent à l’eau
des contours de santons tenaces

une tachycardie de l’âme
recommençant la chaîne irrépressible
des poupées russes
santon
dans le santon
dans le santon
dans le santon

Alarma! El ritmo fatal!

resta ancora
qualche certezza

non dormo
non sogno
hanno fatto saltare in aria l’orizzonte

   al confine col sonno
immagino quadri che cancello con una spugna
i resti di gesso,
compaiono con l’acqua
dei contorni di statuette ostinate

una tachicardia dell’anima
ricomincia la catena irrefrenabile

delle bambole russe
statuina religiosa
nella statuina religiosa
nella statuina religiosa
nella statuina religiosa

*Il santon è una statuina religiosa. La parola deriva dal provenzale santoun che significa piccolo santo

di Anne Sophie Plaisant

***

J’ai peur de passer à côté
                               à pas grand-chose

j’essaie de retenir son visage
    s’il est encore temps

je cherche
    un repère clair
    entre le front la bouche et la barbe

une image pour toujours
    qui ne bouge ni ne s’effrite.

Ho paura di passare accanto
                                 a qualcosa che non è niente di che.

Cerco di trattenere il suo viso
    se c’è ancora tempo,

cerco
    un punto di riferimento chiaro
    tra la fronte la bocca e la barba

un’immagine per sempre
    che non si muove né si sgretola.

di Anne Sophie Plaisant

*

Sablier.
Sable, comme une pluie de poudre.
Comme une colonne de grains et de
fumées. Comme un coulis, une cascade,
qui chute et s’amoncelle, et s’entassant
oublie qu’elle a chuté. Sable,
Où te sens-tu?
En haut, en bas du sablier ?
Dans la précipitation?
Ou bien au nœud d’étranglement,
au nombril, là où le trou laisse filtrer
le vivace vécu? Laisse filtrer…
À la jonction des hémisphères,
au contact de l’avant et de l’après,
à l’instant du passage, à la gorge?
Ou te sens-tu partout?
La réponse est dans le pli de
la question. Tu te sens partout,
tu n’es nulle part.
Sauf à l’instant où ton grain frappe
un autre grain: là où le monde se
fracasse sur toi.

Couleurs; apnée.
Lumière, flash ; fin, tourbillon.
Blanc ; apnée.

Clessidra.
Sabbia, come una pioggia di polvere.
Come una colonna di grani e di
vapori. Come uno sciroppo, una cascata,
che cade e si ammucchia, e accumulandosi
si dimentica di essere caduta. Sabbia,
dove ti senti?
In alto, in basso della clessidra?
Nel vuoto?
O nel nodo di strozzamento
nell’ombelico, lì dove il foro lascia filtrare
il sempreverde passato? Lascia filtrare…
All’intreccio degli emisferi,
al contatto del prima e del dopo,
all’istante del passaggio, alla gola?
O ti senti ovunque?
La risposta è nel risvolto
della domanda. Tu ti senti ovunque
tu non sei da nessuna parte.
Tranne nell’istante in cui il tuo granello colpisce
un altro granello: lì dove il mondo
si schianta su di te.

Colori; apnea
luce, flash; fine, turbine.
Bianco; apnea.

di Baptiste Mongis

***

    Ce qui reste du soleil.
Un rayon pamplemousse, luisant comme une vague sur
la crête. La lumière de soirée ondule le long du plastique,
coule immobile, et avec elle une tignasse noire. La fin
de la glissade se fait en silence. Au pied du toboggan
les grains volent. Éclat et enfant disparaissent un infime
instant dans le sable. Dans ce désert à sa taille il se relève,
bondit et galope vers l’échelle pour recommencer et
ses cheveux foisonnent comme une crinière. Il bondit,
et galope vers l’échelle pour recommencer. Sa main
minuscule sur le barreau de fer, et il s’agrippe, grimpe
et s’élance, il glisse encore et bascule comme une escalope
dans la grande marée sablonneuse, dans la farine, dans
la chapelure du temps. […]

Quel che resta del sole.

    Un raggio color pompelmo, luccicante come un’onda sulla
creta. La luce della sera ondeggia lungo la plastica,
cola immobile, e con lei una zazzera nera. La fine
della scivolata avviene in silenzio. Ai piedi del toboga
i grani volano. Schegge e bambini scompaiono per un minuscolo
istante nella sabbia. In questo deserto che gli arriva alla vita lui si rialza,
salta e galoppa verso la scaletta per ricominciare e
i suoi capelli sono come una criniera. Salta,
e galoppa verso la scaletta per ricominciare. La sua mano
minuscola sulla sbarra di ferro, e si aggrappa, e si arrampica,
e si lancia, e scivola ancora, e si rotola come una cotoletta
nella grande marea sabbiosa, nella farina, nel
pangrattato del tempo. […]

di Baptiste Mongis

***

A peur, Maman, a peur !
Le pommier a jeté ses fleurs sur la braise.
Mes pieds devront-il avancer longtemps ?

A peur, Maman, a peur !
La nuit je me lève
pour faire pipi
et marcher comme un fakir
sur les joints du carrelage.
Le bruit blanc de l’eau
chasse les monstres
qui cernent les yeux.

A peur, Maman, a peur !
Ma langue est sèche.
Mon corps, un gant retourné.
Je dois être forte, pourtant.
Je suis maman, maintenant.

A peur, Maman, a peur !
Que tu voies mes mains cramer
comme du beurre au fond de la poêle
et ma langue donnée au chien du voisin.
Qui bordera ma peau le soir ?
Qui te réveillera mille et une nuits ?
La bouteille plastique vide mes poumons
quand je crie vers toi
comme un paquet de farine.
A peur, Maman, a peur !

Ha paura, Mamma, ha paura!
Il melo ha gettato i suoi fiori sulla brace.
I miei piedi dovranno muoversi a lungo?

Ha paura, Mamma, ha paura!
Di notte mi alzo per fare pipì
e camminare come un Fachiro
sulle fessure delle piastrelle.
Il rumore bianco dell’acqua
scaccia i mostri
che circondano gli occhi.

Ha paura, Mamma, ha paura!
La mia lingua è asciutta.
Il mio corpo, un guanto capovolto.
Devo essere forte, però.
Sono Mamma, ora.

Ha paura, Mamma, ha paura!
Che tu veda le mie mani bruciare
come burro in fondo alla padella
e la mia lingua data al cane del vicino.
Chi mi metterà a letto la sera?
Chi ti sveglierà mille e una notte?
La bottiglia di plastica svuota i miei polmoni
quando grido verso di te
come un pacchetto di farina.
Ha paura, Mamma, ha paura!

di Katia-Sofia Hakim

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