Piero Calamandrei: una vita spesa per i diritti – una recensione di Iuri Lombardi

L’avvenire dei diritti di libertà è l’opera del pensiero di Piero Calamandrei (1889-1956), fiorentino, allievo di Gobetti e Gramsci, contemporaneo e amico dei fratelli Rosselli, di Ernesto Rossi, che Galaad Edizioni ha appena pubblicato.

Il libretto del giurista e scrittore toscano che qui viene riproposto fresco di stampa, non è altro che l’introduzione, la prefazione che il Calamandrei fece al libro di Francesco Ruffini (1863-1934) e che in questa occasione è edito in volume con uno scritto di Enzo Di Salvatore.

Non è facile riassumere o parlare di Piero Calamandrei recensendo – anche se questa è una nota critica, un invito alla lettura – uno scritto, un libretto, un manifesto. Non è facile perché noi tutti conosciamo l’importanza e il prestigio che il giurista fiorentino ha avuto e tuttora ha nel ricoprire a livello filosofico e pratico la questione giurisdizionale e quindi il rapporto tra stato e cittadino.

Il libro proposto parla quindi di diritti dell’uomo che Ruffini ebbe a teorizzare e che Calamandrei profanò tenendo ben presenti le sue radici storiche, quelle relative alla sua formazione, alla lezione diretta di Piero Gobetti e dei liberali di sinistra e che il giovane fiorentino porta avanti assieme agli altri compagni di lotta, dai Rosselli a Rossi, per poi confluire nell’architettura portante di un’area politica laica e democratica.

Se infatti da un lato, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, Piero Gobetti con la sua Rivoluzione Liberale fu il promotore di un nuovo metodo di analisi, sia critica che sociale, sia storica che letteraria, Calamandrei nel suo piccolo ma prestigioso spazio-tempo, nella sua stagione di lotte ancora aperte, porta avanti questi insegnamenti e li fa suoi, al punto di protrarli ancora a lungo approfondendone l’importanza.

Calamandrei foto

Questo libretto, per mole ma non per interesse o per contenuto, è quindi l’apice, si può dire, della sua vita spesa per la libertà dell’individuo contro l’invadenza dello stato e per la laicità delle istituzioni. L’opera analizzata è di fatto incentrata tutta sulla teoria e l’avanzamento teorico dei diritti che nascono prima dello stato, inteso in termini di istituzione, in quanto innati nell’uomo. Si tratta non solo dei diritti di libertà (sanciti dall’etica, quindi dalla morale della convivenza), non solo individuale ma collettiva e che non possono esserci se non c’è una sorta di garanzia da parte delle forze governative. Ecco allora che ai diritti naturali dell’uomo si sommano i diritti di parola, di pensiero, fino al più importante che ne determina la convivenza civile, quindi getta le basi per la vita comune, in società: quello della sopravvivenza.

Sopravvivenza garantita dal diritto economico a sua volta garantito dal lavoro e da un metodo di partenza che presuppone l’equità delle parti.

E lo stato? Perché è invadente sull’individuo? Che ruolo può e deve ricoprire? Lo stato è invadente se viene a minacciare la libertà individuale della persona, quindi la sua dignità. E lo stato, per essere tale, per essere madre di un progetto laico e democratico, ha l’obbligo di fare rispettare certi diritti, ad iniziare dalla equità di sopravvivenza iniziale.

Questo detto solo per sommi capi. Ovviamente il discorso è molto più ampio e Calamandrei, da buon filosofo della giurisprudenza, costituente approfondisce la questione lontano da ogni potere di lobby che spesso lo stato ha applicato sul cittadino. Allo stesso modo il nostro, direi da buon fiorentino, è ben lungi da ogni forma di assistenzialismo che i governi degli ultimi cinquanta anni in Italia hanno applicato, allontanandosi, per aspetti propriamente di prevaricazione e di prestigio, dalla lezione dei padri costituenti.

Questioni giurisdizionali a parte, venendo a discutere su questo libro, l’importanza di certe pagine è dovuta al solo pensiero del Calamandrei che se da un primo momento è filosofo di certe libertà, in un secondo tempo diventa praticante di certe verità; ecco allora che dalla teoria l’autore fiorentino passa alla pratica e a stendere dopo l’età bellica e fascista la costituzione della repubblica italiana.

Il libro che si sviluppa in capitoli è quindi una sorta di vangelo per una certa cultura laica e democratica, una pietra miliare del buon senso e delle fondamenta della società civile stessa.

Iuri Lombardi

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