Parlare non è un rimedio, di Valerio Valentini – una recensione di Massimiliano Piccolo

Parlare non è un rimedio, non lo è mai.

Invece scrivere, per Valerio Valentini, pare proprio esserlo. Probabilmente il rimedio perfetto per riuscire ad affrontare la cruda attualità che tocca e scalfisce almeno un paio di generazioni.

Non è difficile scovare il filo conduttore di questa raccolta, edita da D-Editore, di ben ventuno racconti: in ognuno di essi, infatti, aleggia un velo di malinconia e disillusione, retaggio di questi anni in cui il passato è nitido, la maggior parte delle volte anche luminoso, e il presente sembra essere un luogo di frontiera da cui si innalza un muro che non vorremmo chiamare futuro.

Questa è una delle parti più interessanti dei racconti di Valentini: le trame si snodano, molto differenti per personaggio e ambientazione, lasciando quel pizzico di amarezza che, di questi tempi, ognuno di noi prova almeno un paio di volte al giorno.

In questi racconti, quasi sempre lunghi, è difficile riuscire a scorgere un lieto fine. Valentini preferisce la vita vera, la vita che appartiene a un qualsiasi venticinquenne-trentenne-quarantenne di oggi, quella in cui la favola e il sogno sembrano ormai un pezzo fuori produzione, un prodotto fuori catalogo. Capita molto spesso di immedesimarsi nel protagonista, a volte quarantenne come l’autore stesso, vittima di una vita che ha preso una piega insperata e una traiettoria opposta alla direzione originaria.

Valerio Valentini utilizza la descrizione in modo molto accurato. La sua narrazione è un treno che affronta le elevate pendenze della società in cui stiamo sopravvivendo, salendo lento e permettendo a tutti di godere dei dettagli del paesaggio, molto spesso malinconico, che ci circonda e abita il protagonista stesso. Non c’è alcun bisogno del minimalismo che contrassegna ogni racconto pubblicato degli ultimi decenni. La descrizione è necessaria, è un carattere distintivo e, molto spesso, una nota cruda e spietata da rappresentare.

La sua scrittura scava nell’uomo, nelle imperfezioni, nelle perdite e nei ricordi. Cose e sentimenti che meritano di essere più che accennati. Sono proprio i ricordi, molto spesso amari e nostalgici, a guidare il protagonista che si muove, lento e riflessivo, dalla città al mare, passando per i palazzi della periferia sino al capolinea, senza bisogno di alcuno stupido e utopistico finale.

La verità è che questi ventuno racconti rappresentano lo specchio del nostro tempo, dove ogni cosa pare difficile e siamo ridotti a rifugiarci in un passato remoto o recente di malinconie, pur di stare un poco meglio. Valerio Valentini è bravissimo a ricordarcelo, con una scrittura vera e profonda, capace di scuotere per bene anche il lettore emotivamente più distaccato. Se parlare non è un rimedio, la sua raccolta lo è, sicuramente, per comprendere al meglio il buio in cui stiamo brancolando.

Massimiliano Piccolo

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