Le sue pietre hanno solo momenti: poesie inedite di Maria Grazia Insinga

le sue pietre hanno solo momenti
di debolezza l’orto che coltivano
un cumulo di ronzii e anime

il cacciatore è abile ma non ha
nulla da decifrare calpesta tutto
l’altra succhia i fiori all’altezza
degli alberi pizzuti dove schiatto

*

l’occhio la riserva di intuizioni liquide e l’altra
nell’occhio mi naviga un’intera prateria

dare forma e poi rimettere le mani in pasta
e recreare un’altra forma prossima all’infanzia
della precedente e precederla in un cerchio
un ciclo due anzi un triciclo o l’uroboro

*

la forma nello spazio è pur sempre distanza e pure
luogo e lì si toccano e c’è nell’intero di chi è solo
una misura di prosa che qui non c’è non c’è racconto
non dirsi ma essere che va verso un altro intero
per contraddirsi dirsi contro e dunque forma dimmi

*

quella di cui parlo anzi la forma
l’una è l’altra una e trine su trine
e pesce angelo vola di canto
al sonno e mi supera tutto è
sotto controllo appena sbranata
la fame la resuscita al canto
del gallo in eccesso di corsivi
e a proposito il corsivo è suo

*

non mi ricordo
dove sei ora

l’apparire è di sostanza quale la tua ora
dove dormi?*
impraticabile percettivo forse
hai ricordi di spazi? * che è poi storia
della percezione il punto cieco di non ritorno
e non lei vigile fino allo spasimo io finisterrea
lascio in cecità senza una scansione una

* Gino Scartaghiande

 

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