La telefonata di Yawp: Dolore minimo: un anno dopo

Siamo ormai abituati a divorare i libri. Esatto: ho scritto proprio divorare. Significa che quando un libro esce i pochi lettori e la critica sono soliti esaurirlo nel giro di qualche mese – nei casi più rari, un libro oggi può durare qualche anno. La sopravvivenza è diventata per la poesia il controaltare dell’immortalità poetica. Ma, per fortuna, non succede sempre così: Dolore minimo (collana Lyra Giovani, Interlinea, 2018) di Giovanna Cristina Vivinetto è una raccolta che o si ama o si odia, anche se spesso per motivi diversi. Quello che è certo, è che la raccolta di Vivinetto ha costretto chi si occupa di poesia a confrontarsi con un fantasma che molti sembravano avere dimenticato per sempre: il mercato editoriale. E a cercare il motivo per cui la poesia sembra non essere più comprata da nessuno. Con l’intervista di oggi, che pubblichiamo volutamente a distanza di molti mesi dall’uscita del libro, completiamo la nostra analisi di Dolore minimo cominciata su i Quaderni Barbarici e sulla nostra rassegna dedicata alla poesia edita under 30 – Razzie Barbariche.

A cura di Antonio Merola

YAWP: “Ciao, Giovanna. Eccoci alla fine della nostra trilogia – chissà che poi sia davvero la fine. Io comincerei così, bando alle ciance. Bum: l’editoria oggi ha dei tempi lunghissimi – a volte persino strazianti. Può capitare per esempio che il giorno in cui una raccolta veda la pubblicazione sia in realtà lontanissimo dai giorni in cui è stata composta. E così, magari, ci si ritrova a presentare agli altri qualcosa che riguarda una parte di noi ormai già lontana – magari superata, che non esiste più. Che cosa significa allora per un poeta oggi liberarsi davvero di un’opera… lasciarsela alle spalle?”

GIOVANNA C. VIVINETTO: “Isabella Leardini, poeta e cara amica, nonché “sorella” maggiore, qualche tempo fa, molto prima che il libro uscisse, mi diede un consiglio che si rivelò essere poi una folgorante rivelazione: “Giovanna, ogni libro ha una sua strada. Non sta a noi cercarla: lui la troverà da sé e in quel momento capirai che non ti apparterrà più”. Mi ripeto ancora oggi questa massima e non posso che trovarmi d’accordo: per Dolore minimo è stato proprio così e mi sono resa conto che dovevo lasciarlo andare ancora prima d’aver preso atto della portata (letteraria, conoscitiva, sociale) di quel che avevo fatto. È stato un distacco rapido ma anche benefico perché da quel momento in poi ha cominciato ad appartenere a molte altre persone e io, di conseguenza, ho potuto guardarlo con l’occhio del lettore piuttosto che con quello dell’autore. Sono molto critica nei miei confronti, cerco sempre di migliorarmi, perciò dico che Dolore minimo non può che essere un punto di partenza per ciò che verrà dopo, un fortunato incentivo poetico a fare sempre di meglio”.

YAWP: “Ma tu in qualche modo hai sentito in questi mesi il passaggio dall’esordio alla professione – se esiste una professione o una professionalità della poesia?”

 

© Photo by Dino Ignani

GIOVANNA C. VIVINETTO: “Assolutamente sì, e l’ho percepito soprattutto prendendo atto di una cosa: scrivere poesie è un lavoro difficilissimo. Ho notato adesso, mentre scrivo le nuove poesie, di essere molto più attenta alla scelta del vocabolo, alla musicalità del verso, alla costruzione complessiva del testo. C’è tutta un’artigianalità che presuppone la prassi poetica, un’attenzione meticolosa, quasi un’attesa del “miracolo” dell’ispirazione, che bisogna sempre assecondare e mai forzare. Se con Dolore minimo la strutturazione del progetto poetico è stata tutto sommato lineare e progressiva, adesso, venendo meno un tema così forte e dedicandomi ad altro, mi rendo conto di quanti sforzi intellettivi bisogna fare per risultare sempre originali, per avere qualcosa di valido da dire, per restare insomma all’altezza”.

YAWP: “Una volta mi hai confessato che una delle tue più grandi paure era di «morire poeticamente». Eppure, davanti a questa paura, non hai mai reagito con la fretta della nascita. Davanti alla poesia cioè hai saputo reagire come davanti al tuo percorso personale: con una pazienza gigante. E, diciamocelo, anche con il rischio di aspettare l’editore giusto. Nessuno ti assicurava che quello che cercavi sarebbe arrivato, eppure in questa storia è stata la poeta a rifiutare gli editori – e non il contrario”.

GIOVANNA C. VIVINETTO: “È vero e ti ringrazio dell’elogio. Ho pazientato molto soprattutto per una cosa: ho temuto a lungo di fare il passo sbagliato e, sapendo quanto tenessi a quello che avevo scritto, ho preferito aspettare e prendermi tutto il tempo necessario piuttosto che affidare il mio lavoro al primo editore che sarebbe capitato. E in effetti, col senno di poi, pazientare è stata la scelta più saggia che avessi potuto fare dato che, senza aspettarmelo, l’editore è venuto da sé e di lì a poco il libro ha trovato la sua “strada”. Non c’è nessuna necessità di pubblicare, oggi soprattutto; invece di pazientare e darsi del tempo per ascoltarsi c’è n’è sempre bisogno”.

YAWP: “Il tuo è stato uno dei migliori esordi degli ultimi anni. Se l’esordio e poi il successo di questo libro possono essere considerati una rivincita… chi è invitato a mangiare con te il piatto freddo?”

GIOVANNA C. VIVINETTO: “Avrei giusto qualche nome in mente ma sono una signora, perciò non faccio nomi. Chi sto pensando, lo saprà già da sé – o sentirà giusto un fischio alle orecchie!”

YAWP: “Hai anche saputo nuotare nella grande onda dell’invidia. Però che ne dici se questa volta parliamo del contrario? E cioè: c’è stato un momento o un episodio significativo in cui hai sentito davvero che il lettore aveva letto la tua creatura fino in fondo?”

GIOVANNA C. VIVINETTO: “È successo diverse volte e tutte le volte mi ha emozionato profondamente. E cioè quando, durante le presentazioni, ho visto persone che già possedevano il libro e lo avevano letto più volte e con grande attenzione perché “consumato” da segni ben visibili (note, appunti, sottolineature, orecchie alle pagine, etc). Addirittura, una volta, una persona ha fatto l’analisi lessicale delle occorrenze, redigendo nelle ultime pagine un elenco con tutte le parole che ricorrono maggiormente nel corpo del testo”.

YAWP: “E oggi… scrivi ancora?”

GIOVANNA C. VIVINETTO: “Sì, perché la scrittura è consustanziale alla vita: corre in parallelo ad essa, se ne appropria, la assorbe, la comprende, la reinterpreta in sommo grado. Attualmente sto lavorando a un nuovo libro, che sarà pubblicato non prima del 2020 nella collana di poesia contemporanea dell’editore BUR”.

*

Di seguito proponiamo due inediti di Giovanna Cristina Vivinetto:

Dopo la sua morte diceva di essere
come il mare nero di Ognina
nell’inverno che si slarga come un quieto rifugio.

Ha dovuto sapere che sotto la burrasca
delle acque a pedinarsi senza sosta
si aggira sempre un silenzio bianchissimo
– sui fondali si addensa ciò che non si vede.

Ha dovuto sapere che tutta la vita dopo la morte,
se è clemente, è come quella luce rarefatta
che si mischia lenta alla sabbia grumosa
e per un attimo di grazia la benedice
– per un attimo solo e poi scompare.

*

Nella casa accanto la giovane donna
teneva stretto a sé un fagotto di pezze.
Piano lo cullava nel sudore benedetto
che impregna il parto: «Sugnu cca, sugnu cca,
nun mi ni vaiu, nun mi ni vaiu cchiù».
Dalle finestre aperte per tre giorni e tre
notti si alzò incerto un mormorio,
quasi una carezza di voce ferita.
Il quarto giorno la madre della donna
– offuscata la luce con un gesto violento
sulle imposte – prese con sé il fardello
e sputò per terra ai piedi della figlia.
Tremò sulla soglia prima di soffiare:
«Murìu macari l’autru. Uora vattillu a chianciri».
Si racconta che in un tempo lontanissimo
una giovane donna avesse partorito
due gemelli – uno vivo, l’altro morto –
e che al morto avesse indirizzato un amore
così puro, straziante e allucinato da scordare
persino – in quel piccolo buio degli occhi – il vivo
a smuovere invano l’aria dall’altra stanza.

Note: vv. 4-5: “Sono qua, sono qua, / non me ne vado, non me ne vado più”.
v. 14: “È morto anche l’altro. Adesso vai a piangertelo”.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *