La telefonata di Yawp/Yawp’s call – Douglas Cooper

[ITA] Douglas Anthony Cooper è scrittore di culto in Canada. Gli amici di D Editore (che avete già conosciuto qui) hanno recentemente ristampato Amnesia, raffinato marchingegno narrativo, che elabora nuove possibilità per il romanzo post-moderno.

[ENG] Douglas Anthony Cooper is a cult canadian writer. Our friends from D Editore (you met them here) have recently re-published Amnesia, a sophisticated narrative artifact, which develops new possibilities for the post-modernist novel.


[I] La prima cosa che ho pensato leggendo
Amnesia è: in Italia un esordiente che proponesse un libro così non verrebbe pubblicato, perché il mercato editoriale italiano non lascia spazio alla novità né alla complessità: si stampano tre generi e si ammette un solo tipo di prosa. È così anche all’estero?

[E] First thing I thought reading amnesia was: a book like this wouldn’t be published in Italy, because italian publishing market does not allow innovation nor complexity. We only publish three kind of books and accept one kind of prose. Is the situation the same abroad?

[I] Sembra un’utopia adesso, ma quando Amnesia è stato pubblicato la prima volta nei tardi anni ottanta, tutte le grandi case editrici si impegnavano a pubblicare romanzi ambiziosi – anche libri che avrebbero rischiato di non farli rientrare nemmeno dell’anticipo. Questo è il motivo per cui le persone diventavano editori invece che, per dire, imprenditori o rapinatori di banche: perché sentivano che era questo che davvero importava – era un modo onorevole di spendere la propria vita. Dubito che Amnesia verrebbe pubblicato oggi, se fossi un autore sconosciuto. Dubito addirittura che interesserebbe a un agente. Il fatto che il mio libro riceva questo tipo di attenzione in Italia mi porta a credere, francamente, che editori e lettori siano più impegnati qui che oltreoceano. Di sicuro sono più simpatici.

[E] It seems a distant utopia now, but when Amnesia was first released in North America in the late eighties, every major publisher was still dedicated to publishing ambitious literary fiction – even books that might not earn back their advance. This is why people became editors rather than, say, casino magnates or bank robbers: because they felt that this truly mattered – that it was an honorable way to spend your life. I doubt Amnesia would be published now if I were an unknown author. I doubt it would even find an agent. The fact that my book is being given this kind of attention in Italy leads me to believe, frankly, that editors and readers are more dedicated here than they are across the ocean. Certainly they’re more lovable.

[I] Ho letto anche che Delirium [precedente romanzo di Cooper] è stata serializzata sul web. Cosa comporta una scelta di questo tipo a livello pratico e artistico? È forse questo il futuro del romanzo?

[E] I also read that Delirium [Cooper’s previous novel] was serialized and published online. What does this kind of choice bring to you from an artistic and practical point of view? Is this the future of fiction?

[I] Il progetto fu terrificante. Scrivere in questo modo – senza possibilità di correggere dopo che un segmento è stato pubblicato – è molto scoraggiante. In particolare, se come me sei interessato a creare strutture complesse e non lineari. Ad esempio, il libro che ho appena finito, Afasia, è passato per oltre trenta bozze, molte delle quali comprendevano una totale riorganizzazione del materiale narrativo. Con Delirium non ho avuto questo lusso. (Tieni presente: l’ho fatto quando il manoscritto finale è stato preparato per la stampa… quindi ho barato).

Delirium è stato il primo romanzo pubblicato a puntate sul web. Questo è stato prima che la maggior parte delle persone sentissero parlare di internet. Tutti noi coinvolti nei nuovi media sperimentavamo – inventavamo in realtà – e questa pratica da diciannovesimo secolo mi sembrava sensata come possibile modello per l’editoria del futuro. Il format ha avuto un certo successo negli anni recenti, ma io davvero non so come si pubblicheranno e leggeranno storie lunghe a dieci anni da ora.

[E] The project was terrifying. Writing in this way – with no possibility of revising after an installment has been published – is a daunting business. Especially if, like me, you’re devoted to complex, non-linear structures. The novel I’ve just finished, for instance Afasia – has been through more than thirty drafts, many of which involved a complete reordering of the narrative. I didn’t have that luxury with Delirium. (Mind you, I did precisely that when the finished manuscript was prepared for publication on paper. So I cheated.)

Delirium was in fact the first novel ever serialized on the Web. This was before most people had even heard of the internet. All of us involved in new media were just experimenting – inventing, really – and this 19th-century practice made sense to me as a possible paradigm for the future of publishing. The format has had some success in recent years, but I honestly don’t know how mankind will publish and read long stories ten years from now.

[I] Ma al di là della condizione fisica del romanzo, la mia domanda è se può sopravvivere il romanzo come lo conosciamo. Oggi la scrittura sembra essersi cinematograficizzata, cioè si scrive montando una sequenza di scene in modo lineare. Dato che Amnesia è soprattutto ottima architettura, ti chiedo: è possibile immaginare questi romanzi anche in futuro? C’è una maggiore ricerca di questo tipo di romanzi all’estero?

[E] Apart from the novel’s material condition, my question is: can it survive? Today writing seems very much movie-like, that is to say we write assembling scenes in a corny way. Being amnesia mostly architecture (from a literary point of view) I ask you: will those novels exist in the future? Is this kind of novel more expected abroad?

[I] Questo si lega alla mia risposta precedente. Una cosa che sappiamo delle storie lunghe è che non sono principalmente lette, ma guardate. Nell’ultimo secolo il romanzo ha perso il primato rispetto al film, e in questo secolo quel medium è reso secondario dalle serie tv. Tutte queste forme continueranno a esistere, ma alcune diventeranno sempre più marginali. Alcuni ancora scrivono poesia epica, per esempio, ma non nella maniera in cui ci aspettiamo (anche se Omero ha molto più a che fare con l’universo Marvel di quanto non si creda, e così Milton).

Come giustamente hai detto, una cosa che possiamo fare come scrittori è cannibalizzare gli altri media. Io tendo a farlo automaticamente: fin dall’inizio ho preso da montaggio cinematografico, strutture esplicitamente architettoniche, esperimenti con i nuovi media. E sì, alcuni scrittori lavorano in questo modo. I maestri del cyberpunk – Neal Stephenson in testa – saccheggiano da ogni sorta di media e genere.

Detto questo, non sono sicuro che molti scrittori competano consapevolmente con film e tv. Se lo stanno facendo, sarebbe meglio che fossero pronti a perdere. Visto che hanno già perso in realtà. Che per me va bene: la mia ambizione principale era rimanere marginale – può essere definita un’ambizione? Di sicuro non può essere definita saggia, ma all’inizio ero sedotto dal pericoloso cliché romantico del disdegno della massa.

[E] This of course ties into my last answer. One thing we do know about the long-form narrative is that it’s not primarily read: it’s watched. Last century the novel lost primacy of place to the feature film, and this century that medium is being rendered secondary by episodic television. All of these forms will continue to exist, but some will become increasingly marginal. A few people still write epic poetry, for instance, but it’s not how we expect to experience epic narrative. (Even if Homer’s domain has more in common with the Marvel universe than people tend to notice. As does Milton’s.)

As you note, one thing that we can do as writers is cannibalize other media. I tend to do this automatically: from the start I incorporated filmic edits, explicitly architectural structure, new media experimentation. And yes, a number of writers are working in similar ways. The cyberpunk masters, for instance – Neal Stephenson in particular – are plundering all sorts of media and genres.

That said, I’m not sure many writers are consciously competing with film and television. If they are, then they’d better be prepared to lose. In fact, they already have. Which is fine by me: my ambition from the start was to be marginal. (Can that be called an “ambition”? Hard to say. I’m not sure it can be called “wise.” But early on I was seduced by that dangerous romantic cliché: disdain for the mainstream.)

[I] Valentini nella postfazione dice che Amnesia potrebbe essere stato scritto da David Lynch, e in effetti il romanzo non sembra troppo preoccupato di inseguire quella mimesi stereotipata da cui si esce solo con quell’eccesso di autoironia tanto rimproverato al postmodernismo. È questa la direzione che prenderà/sta prendendo il romanzo?

[E] Valentini says Amnesia could have been written by David Lynch and there’s one thing you and Lynch have in common: you do not follow the stereotypical mimesis from which it is possibile to escape only with the exaggerated self-mockery we blame on postmodernism. Is this a possible path for the novel?

[I] Lo spero. Se Lynch è il riferimento per la produzione artistica dei prossimi anni, sono in una botte di ferro. È un complimento enorme essere paragonato a lui: da Eraserhead in poi, ho osservato il suo lavoro con crescente ammirazione. È un gigante ed è vero che, a dispetto della sua straordinaria stranezza, è un artista sincero nel profondo. Non c’è niente di sprezzante, malizioso o dolorosamente cosciente in quello che fa: è solo un creativo. Realistico non è di certo, a meno che non parliamo di film che riproducano il funzionamento della parte più profonda e rettilea del cervello umano. Ma non è un fatto cruciale: non credo che lui faccia consciamente distinzione tra realismo e non. Semplicemente fa quello che sente e gli viene bene. Se il romanzo andrà in quella direzione non so dirlo. Ma se vedi questo in ciò che faccio, beh, sono elettrizzato e spero di continuare così. Penso di peccare di più di autoironia di quanto non faccia Lynch – lui non è molto interessato alla metanarratività, mentre io sì.

[E] God, I hope so. If David Lynch is the model for artistic production in the coming years, we’ll be in good shape. In fact, it’s a tremendous compliment to be compared to him: from Eraserhead on down, I’ve watched his work with increasing admiration. He’s a giant. And it’s true that, despite his wondrous strangeness, he’s a thoroughly sincere artist. There’s nothing dismissive or arch or painfully self-aware about what he’s doing: he’s just a maker. Mimetic he’s not, unless we’re talking about films that echo the workings of man’s deepest reptilian brain. But it’s not critical work: I don’t feel that he’s operating, consciously, in opposition to realism. He’s just doing what he does, and it happens to be superb. Whether the novel will go that way, I don’t know. But if you see this in what I do, I’m thrilled, and I hope I’ll be able to keep it up. I do think I’m probably more guilty of self-reflexive irony than Lynch is – he’s not so much concerned with meta-narrative, whereas that’s a game I often play.

[I] Serino nella prefazione scrive “è come leggere Auster in acido che si butta dalla finestra del suo eremo nell’upper east side e si scontra sul cemento armato della prosa di Samuel Beckett.” da grande estimatore di Beckett e di quel filone che si ricollega a Kafka, devo dire che ho visto dei punti in comune con quel tipo di grottesco. È un’influenza consapevole? Funzionale?

[E] Serino says “it’s like you’re reading Auster on acid, who then falls down the attic of his upper east side hermitage and lands on Samuel Beckett’s prose’s concrete floor”. Since I’m obsessed with Beckett and the kind of literature that comes from Kafka, I have to say that you seem to belong to that kind of grotesque. Is this a conscious influence?

[I] Beh, di certo penso che la scrittura di Auster dovrebbe essere immersa nell’acido e buttata dalla finestra, ma forse non è quello che intendeva Serino. D’altra parte, Beckett è uno dei miei riferimenti. Anche Kafka. Per me, non sono solo eminenti esponenti di quel tipo di grottesco del 20esimo secolo – il cosiddetto assurdo – ma sono anche la punta del modernismo. Sono assolutamente consapevole dell’influenza che hanno su di me. Loro hanno preparato la strada. E mi hanno dato il permesso. Ugualmente importante ritengo essere per me Strindberg, che non è mai davvero identificato come il primo surrealista, sebbene io sia convinto che lo fosse: vent’anni prima che Apollinaire coniasse il termine, lui scriveva opere la cui comprensione dell’inconscio rivaleggiava con quella di Freud. Difficile immaginare Lynch senza questo triumvirato. (il mio sospetto è che sia una lettura perversa della storia letteraria, ma del resto non ho mai ricevuto un’educazione di questo tipo, quindi sono un gioioso eretico ignorante).

[E] Well, I certainly do feel that Auster’s work should be soaked in acid and tossed out the window, although that may not be what Mr. Serino had in mind. Samuel Beckett, on the other hand, is one of my touchstones. Kafka as well. For me, they’re not just prominent examples of a certain kind of 20th-century grotesque – the so-called “absurd”– but they’re at the very apex of modernism. Absolutely, I’m aware of their influence on what I do. They paved the way. They gave me permission. Equally important to me is Strindberg, who’s never really identified as the first surrealist, but I’m convinced that he was: twenty years before Appolinaire coined the term, Strindberg was writing plays whose understanding of the unconscious rivalled and even eclipsed Freud’s. It’s hard to imagine David Lynch existing without that triumvirate. (I suspect this is a perverse reading of literary history, but I never received a traditional education in literature, so I’m a cheerful, ignorant heretic.)

[I] Io come molti lettori italiani ho una visione eurocentrica della letteratura. A eccezione dei classici e pochi nomi celeberrimi, ignoro cosa si scriva fuori d’Europa. Quali sono ad esempio i nomi che tu ritieni più validi, tra i viventi? E quali i classici che maggiormente fanno sentire la propria influenza come modelli?

[E] Like many other italian readers, I see literature from a eurocentric point of view. Except for the classics and few other names, I do not know what literature consists of abroad. Which contemporary writers can you name? And which are the classic that you’ve been more affected by?

[I] Tra i viventi? Ti dovrei dare i nomi di registi e artisti e architetti. La maggior parte di quello che leggo è vecchio almeno di mezzo secolo. Kiefer per esempio per me è molto più importante di qualsiasi romanziere vivente, eccetto Mccarthy. Ma sono sicuro che è pieno di scrittori meravigliosi che semplicemente non ho letto.
Non sono aggiornato sulla letteratura italiana contemporanea, mi dispiace, ma un paio di libri di Calvino e Pirandello hanno avuto un’influenza smisurata su di me: se una notte d’inverno un viaggiatore e sei personaggi erano straordinari esempi di metanarrazioni.
Così per i classici, credo tu ti riferisca a classici relativamente recenti, altrimenti diventerà una conversazione lunga. Oltre quelli menzionati, i più importanti tra le figure intimidatorie le cui ombre oscurano la mia vita sono Melville, Borges, Nabokov, Pynchon. Chi mi spaventa di più è Nabokov: mi sembra che sia seduto sulla mia spalla a giudicare ogni frase che scrivo. È ingiusto – vorrei che se ne andasse.

[E] “Tra i viventi”? I’d have to give you the names of filmmakers and artists and architects. Most of what I read is at least half a century old. Anselm Kiefer, for instance, is far more important to me than any living novelist, with the exception of Cormac McCarthy. But I’m sure there are all sorts of wonderful people out there I simply haven’t read.
I’m not up on contemporary Italian fiction, I’m afraid, but a couple of works by Calvino and Pirandello had an outsized influence upon me: If on a winter’s night a traveler, and Six Characters in Search of an Author were crucial experiments in meta-narrative.
As for the classics – I take it you’re referring to the relatively recent classics? (Otherwise this becomes a long conversation.) Apart from those mentioned, most prominent among the intimidating figures whose shadow darkens my life would be Melville, Borges, Nabokov, Pynchon. The one who scares me most is Nabokov: I feel him sitting at my shoulder, judging every sentence I write. It’s unfair, really – I wish he’d go away.

[I] Ultima cosa: un consiglio per i giovani che intendono tentare di farsi strada nel mondo letterario?

[E] Finally: a word for those who want to make their way through the literary world?

[I] Come ho detto all’inizio, l’editoria tradizionale non è mai stata meno attenta di ora all’eccellenza. A meno che ovviamente tu non sia uno di quei rari autori che hanno un talento incredibile e che siano anche commercialmente adatti.
Presto, comunque, autopubblicarsi sarà considerato degno come lo è in musica e nel cinema. Nessuno oggi disprezza la musica prodotta e sponsorizzata da artisti che non hanno l’appoggio delle grandi etichette. Un film fatto in questo modo ha comprensibilmente meno chances di una produzione di Hollywood. Quindi sospetto che è così che potrebbero andare le cose con questa generazione, dato che è abituata al mondo digitale: trovare una strada per diffondere libri che circumnavighi i modelli tradizionali sempre più sclerotizzati. Sperimentare.
Di sicuro trovare un agente e sottoporsi al giudizio delle grandi case editrici è importante, ma anche lavorare sodo per renderle irrilevanti. E fare attenzione all’editoria indipendente: sono come le piccole etichette discografiche e i produttori indie – è più facile che prendano in considerazione un lavoro ben fatto e interessante. Di sicuro è merito di D editore per l’attenzione che Amnesia ha ricevuto in italia.
E poi, ultima cosa: scrivete qualcosa che non sia mai stato scritto.

[E] As I said at the start: the traditional publishing world has never been less receptive to excellence. Not unless you’re one of those rare people who has an exquisite talent that also happens to be exquisitely marketable.
Some time soon, however, self-publishing will become as honorable as its analogues in the music and film worlds. Nobody these days deprecates music that is produced and released by an artist without the aid of a major label. A film created in this way has arguably more chances than a Hollywood production. So I suspect this is how this generation ought to go about things, since they’re fluent in blogging and YouTube and Instagram: figure out a way to disseminate books that circumvents the increasingly sclerotic traditional model. Experiment.
Sure – find an agent, and submit to the grand old publishing houses, but work hard to make them irrelevant. And pay attention to the independent presses: they’re like the smaller music labels and indie film producers – they’re more likely to take a chance on serious, interesting work. Certainly the attention being paid to Amnesia in Italy owes almost everything to D Editore.
Oh, and a last piece of advice: write something that we’ve never seen before.


Michelangelo Franchini

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