La notte delle croci e delle morti, di Mazzucchelli e Oggionni – una recensione di Michelangelo Franchini

Copertina de La notte delle croci e dei morti di Marco Mazzucchelli e Danilo Oggionni (L’Erudita, 2019).

Romanzo pulp, non resta confinato nel genere: l’utilizzo della violenza è strumentale e integrato in una narrazione che procede spedita, ritmata anche da dialoghi contestualizzati dal racconto, che acquistano significato in base ad associazioni logiche prima che a posizionamenti didascalici – una bella trovata.

La violenza è espressa e legata alla costruzione psicologica, sfondo di una vicenda che per capacità ritmiche potrebbe essere detta bukowskiana – si aggiunge però alla semplice scorrevolezza anche un aspetto esoterico che utilizza lo spettro del soprannaturale come possibilità narrativa originale, rottura di uno schema che comunque non veniva rispettato – il congegno narrativo è elaborato, il procedere mai scontato e le continue variazioni – focalizzazione, punto di vista, dialoghi – conferiscono un’atmosfera alienante che non risulta però respingente, in quanto bilanciata dalla ritmica semplice e sempre incalzante – anzi incuriosisce.

Incuriosiscono i protagonisti, Luis e Brando, l’atmosfera del concerto metal imminente, il personaggio del Toro e la sua ambigua casa – una costellazione di elementi narrativi non immediatamente decifrati/decifrabili che si affastellano in un flusso che ha il sapore dell’aneddoto e che gioca con un delicato equilibrio fra follia e pulp, raggiungendo punte di gore che non dispiacciono.

Architettura romanzesca forse non inedita ma elaborata, strumentalizza l’elemento pulp e relativa etichetta per contrabbandare una narrazione ragionata ma capace di intrattenere: abbandonati i solipsismi sperimentalisti, si utilizza ciò che piace per fare ciò che si vuole, probabilmente qualcosa di nuovo, certamente qualcosa di poco comune.

Un’ottima mossa. 

Michelangelo Franchini

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