La gente non esiste, di Paolo Zardi – una recensione di Michelangelo Franchini

La gente non esiste, infatti non c’è gente, ma solo individui nel libro di Paolo Zardi, una raccolta di schegge dell’umanità più variegata, caratterizzata dalla propria meschina semplicità, adagiata in quella dimensione di grigia quotidianità tanto difficile sia da percepire che da restituire. Viene in mente Carver e l’arte americana di dire molto con poco, di condensare molto in una scena, in un dialogo, sintetizzare un brandello di vita: Paolo Zardi scrive racconti che potrebbero essere incipit di romanzi, il cui climax coincide però con la fine – è sufficiente un brandello per intuire il resto, e la frustrazione nel non vedere la continuazione non può che essere il migliore complimento per l’autore.

Il riferimento a Carver è calzante se si pensa, più che all’economia della prosa per cui l’americano è diventato famoso, alla capacità di restituire la vividezza del quotidiano. A una proposta tutto sommato classica – inusuale per Neo Edizioni, che ci ha abituati a romanzi più audaci – si deve però riconoscere una vivacità non comune, da sola proficuo scarto alla norma della narrazione breve: spesso è l’ambiente evocato più consistente della scena.

Ciò che emerge è una voce ben precisa, addirittura, quasi, una tonalità, che nella sua classicità riesce però a mostrare qualcosa di molto particolare, tale da lasciare spiazzati.

E se in un certo senso si potrebbe anche pensare, come chi scrive, che una narrazione dovrebbe in primis essere una nuova proposta narrativa, restituire un nuovo modo di raccontare, è pur vero che sarebbe riduttivo limitare la letteratura a questo campo: è sufficiente, talvolta, per apprezzare una narrazione, una voce chiara, un tratto ben definito e preciso.

Michelangelo Franchini

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