La formazione delle immagini: poesie edite di Giorgia Romagnoli

Prima di cominciare una raccolta di poesie sfoglio il libro, leggo un verso a caso e poi mi cimento nella lettura. Bene, con La formazione delle immagini di Giorgia Romagnoli pubblicato da Arcipelago itaca ho avuto delle sensazioni piacevoli. Il titolo mi riportava a una poetica dell’attimo che si forma, costruisce ed evolve. Continuando a sfogliare mi accorgo che nella raccolta sono presenti delle fotografie, versi e qualcosa simile a una prosa poetica. Ecco, la mia mente galoppa, così penso sia (passatemi il termine) una foto-poesia, delle poesie nate da immagini. Per tutta la raccolta ho vissuto ogni singolo testo come una foto, “un attimo”. La raccolta invece è un viaggio labirintico dove la forma del verso sembra incastrare il lettore in luoghi sconosciuti, nei meandri delle ombre senza tempo: “Esistono molti buoni motivi per seguire un’indicazione e altrettanti per non farlo” da “Arianna”, ultima sezione della raccolta.

Giorgia mi parla del suo estremo amore per la poesia russa che ama tradurre, della musica, e di come concepisce la poesia – concetto questo che il più delle volte rifiuto, idea che non amo particolarmente – ovvero quello di “scrivere di getto” e di ritoccare poco. Secondo Giorgia le poesie migliori della raccolta sono quelle scritte in questa maniera, e che limare troppo a volte fa perdere la purezza del momento. Mi confessa che scrive pochissimo e mette da parte, ma raramente a distanza di mesi torna a modificare i testi:

penso che la poesia debba cogliere il momento e inevitabilmente le situazioni dopo mesi cambiano. Ritoccare il testo significherebbe anche stravolgerlo e in quel momento rovinare ciò che si era creato quasi da sé, ovviamente non sono soddisfatta di tutti i testi che ho scritto, ma preferisco lasciarli come sono. Riguardo al libro si è trattato più che altro di un esperimento in cui ho provato a dare senso ai testi che avevo scritto e messo da parte. Non ho voluto scrivere la classica raccolta di testi singoli, ma piuttosto ho cercato di mantenere un filo conduttore, dei riferimenti, in modo da riuscire a raccontare una storia e mostrare un’evoluzione”.

Le poesie non nascono da fotografie come pensavo, ma le foto di “bassa qualità” – specifica Giorgia – presenti nel libro sono volute e per una chiara caratteristica del suo lavoro, le immagini servono da “completamento/commento” dei testi.

Noto nei versi una certa musicalità, insomma, se si leggono ad alta voce le sillabe cantano, dopo un po’ infatti Giorgia mi dice di venire da una esperienza musicale in cui ha affrontato anche la tecnica del contrappunto e forse questo studio l’ha aiutata a dare una musicalità di fondo al testo, infatti nella sezione Coro a tre voci le poesie sono impaginate in orizzontale proprio per ricreare una partitura che avrebbe voluto inserire sopra al testo, ma che per varie ragioni non sono stati inseriti.

nota di lettura a cura di Paolo Pittori e con interventi dell’autrice a Giorgia Romagnoli, La formazione delle immagini (pref. di Luigi Severi, 3a edizione Premio “Arcipelago itaca” per una raccolta inedita di versi – Opera prima, Arcipelago itaca, 2019)

Dalla sezione LA FORMAZIONE DELLE IMMAGINI:

Prima osservazione

quando si pensa fortemente a una persona,
probabilmente la si incontrerà di lì a breve
desiderio inconsapevole, inconsapevolmente
concretizzato:
ci si incontra per strada, ci si saluta, ci si lascia
un po’ sgomenti

così avviene per chi afferma di saper piegare cucchiai
con il pensiero
che si tratti di una capacità sviluppata dopo anni di studio
o di un trucco illusionistico

accade

in questi casi il pensiero è energia?

*

se l’associazione di
suoni o odori
a ricordi
è immediata e inevitabile
per creare
una mappa sonora
si considera:
la percezione umana del suono;
per creare
una mappa olfattiva:

l’odore di resina delle piante tagliate

*

ma morire è un’altra cosa.
dalla finestra scheggia di granata
lascia figli

sui monti, pellegrini
non ce ne sono
– una volta si sciava –
di nuovo neve
e fuochi accesi con
libri e panchine

chi decide se lingua significa popolo?

*

Dalla sezione ARIANNA:

*1)
Esistono molti buoni motivi per seguire un’indicazione e altrettanti per non farlo.
Per esempio: un’indicazione può essere sbagliata (vista la velocità con cui cambia il paesaggio che ci circonda), inutile nel nostro percorso o “manomessa” (alterata nel significato).
Uno scarabocchio su un cartello lo rende indecifrabile.
Il segno apposto sopra prende il sopravvento facendo in modo che ciò che era scritto inizialmente non significhi più nulla e imponendo il proprio significato (se esiste).
L’autore considerava inutile quell’indicazione e ha deciso di cancellarla con un segno estraneo.

«…l’estraneo era il nemico (colui che apparteneva a un’altra città e venerava altri dei). Si riconoscevano i propri simili dalla postura, dagli atteggiamenti o dal modo in cui si muovevano».
Dai segni comuni/convenzionali.

Sbagliare strada. qualcuno ti riporta a casa?

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