La favorita di Yorgos Lanthimos: una recensione di Sara Giudice

Il 24 gennaio 2019, nelle sale italiane è uscito La favorita, l’ultimo lavoro di Yorgos Lanthimos. Il regista greco ha regalato a un pubblico ormai abituato alla bruttura dei manierismi action, alle esplosioni, ai rallenty usati senza nessun criterio, un film bello da vedere e disturbante da processare.

La storia della regina Anna si intreccia con quelle di Sarah Churchill e Abigail Masham – rispettivamente interpretate da Olivia Colman, Rachel Weisz ed Emma Stone; in un gioco di potere, un’infinita lotta per la posizione sociale migliore, le tre figure femminili orbitano l’una intorno all’altra con scopi ben precisi: Abigail, giovane nobildonna decaduta, costretta a sposare uno sconosciuto per i debiti di gioco del padre, è visceralmente determinata a ottenere la posizione sociale che gli è stata strappata a causa della sua famiglia, mentre Sarah – la dama di compagnia della regina – lotta per tenere stretto a sé il suo posto al fianco della regina.

Rachel Weisz (Sara Churchill) e Olivia Colman (Regina Anna di Gran Bretagna).

Il triangolo saffico intorno al quale si sviluppa il film è la materializzazione di un’idea ben specifica sull’amore, esplicitata nella sequenza finale: se all’inizio della storia Sarah Churchill sembrava essere la subdola approfittatrice che manipolava la regina incapace per ottenere determinati risultati politici ed economici, in accordo con un preciso schieramento del Parlamento inglese, alla fine della storia è sempre più evidente (in maniera palese dopo il twist di metà pellicola) che quest’ultima è, invece, rispetto alla più pericolosa Abigail, l’unica in grado di provare sincero amore nei confronti della traumatizzata Anna, una regina incapace di governare il proprio paese. Le opposizioni politiche si accompagnano a quelle amorose, in una lotta all’ultimo sangue per riguadagnare l’onore perso ai danni di una donna malata nel corpo e nella mente, una guerriglia strisciante dal volto ipocrita che dipinge lo sfondo del film dall’inizio alla fine.

La trama si rivela quindi essere un intreccio semplice, per un film in costume curato in ogni dettaglio – soprattutto in quelli peggiori. Nella Gran Bretagna della regina Anna e della sua corte, la cipria sembra polvere appiccicata sui volti sudati dei nobili, delle guardie e della regina stessa, che per la maggior parte del tempo suda e urla di dolore, preda di malattie debilitanti e delle deformazioni tipiche delle dinastie regie, non necessariamente inglesi; i servi sono costretti a lavarsi con acqua sporca, gelida, gettandosela vicendevolmente addosso; il sesso produce i rumori fastidiosi degli umori vaginali e gli orgasmi sono più che altro starnazzi. Se Sarah-Weisz alterna il tema del sesso con quello più complesso dell’amore, ogni scena amorosa che ha come protagoniste Abigail-Stone e la regina o il futuro marito è caratterizzata dal rumore “umido” di fondo della prestazione sessuale come mezzo e strumento di potere.

Emma Stone (Abgail Masham).

Interessante a questo proposito è la sequenza finale, la stessa in cui Lanthimos dona allo spettatore, su un piatto d’argento, la morale che il pubblico ha avuto sotto al naso per tutto il tempo: lo scambio di battute fra la regina Anna e Sarah Churchill – l’una nella stanza da letto, l’altra nel corridoio del passaggio segreto che l’aveva sempre portata fin lì, dietro la grossa porta nascosta nella parete – mette luce sulla vera natura della seconda, che, come in quel momento, è sempre rimasta nell’ombra per gestire, ai fini del bene del popolo inglese, della patria e della regina stessa, ogni singolo passo che la Gran Bretagna avrebbe dovuto affrontare; a differenza sua, Abigail Masham, raggiunge la posizione sociale di favorita della regina solo ed esclusivamente per scopi egoistici, per il puro gusto della rivalsa su un destino che l’ha sempre vista perdente. La conseguenza sarà la scena finale: mentre la regina, ormai devastata dalla gotta, la costringe ad inginocchiarsi per praticarle una fellatio senza il suo consenso, una serie infinita di conigli (allegoria della serie di aborti e figli morti di Sua Maestà) si sovrappone alle due – Anna, paralizzata per metà, e Abigail, nuovamente piegata dalla sua posizione sociale. Ne La favorita la complessità del reale passa per l’impossibilità di ristabilire l’equilibrio voluto, in cui i boia sono sempre state vittime e le vittime diventano, per colpa del sistema che li ha schiacciati per anni, boia.

Una menzione speciale va, infine, alle bizzarre coreografie, attentamente studiate per risultare fuori luogo nel contesto settecentesco come in quello contemporaneo. Entrambe le sequenze di danza hanno per protagonista le due contendenti: nella prima, Sara-Weisz danza con un ufficiale durante una festa, nella seconda Abigail-Stone danza insieme alla regina nella sua camera da letto, entrambe sostenute da delle robuste stampelle di legno. Sia nella prima che nella seconda, la danza è il rito di accoppiamento di due uccelli dal piumaggio sontuoso e colorato, tant’è che entrambe precedono di poco l’atto sessuale prima di Sara Churchill e poi di Abigail Masham con la regina Anna.

Rachel Weisz (Sarah Churchill).

In ultima istanza, si può parlare di un prodotto cinematografico ben riuscito, che non esclude però qualche mancanza da parte del regista, causata non solo dall’evidente peso che ha lavorare con un’attrice tanto popolare ad oggi come Emma Stone (che prima di Lanthimos aveva sbarcato il lunario con La la land, che quasi aveva vinto l’Oscar per il Miglior Film), ma anche dai limiti posti da una sceneggiatura già esistente e di argomento storico. Seppure lo straniamento tipico del regista greco è presente tramite elementi come le bizzarre danze acrobatiche e stranamente moderne e l’uso ben studiato del fisheye, il film risulta quasi piatto rispetto al precedente Il sacrificio del cervo sacro, che pure aveva come nucleo di partenza uno dei tanti miti greci a disposizione dei narratori contemporanei – in questo caso l’Ifigenia in Aulide di Euripide.

Nonostante le aspettative relativamente deluse, quindi, La favorita rimane uno dei prodotti cinematografici più rilevanti nelle sale, frutto di uno dei registi più interessanti degli ultimi vent’anni.

Sara Giudice

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