L’istinto altrove: poesie edite di Michela Zanarella

Di Michela Zanarella ci eravamo già occupati a proposito della raccolta Le parole accanto (Interno Poesia, 2017) qui e di Meditations in The Feminine, edito nel 2018 dalla casa editrice newyorkese Bordighera Press. Oggi presentiamo il suo ultimo lavro: L’istinto altrove, uscito da poco per l’editore Ladolfi. 

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Da quando ho letto Le parole accanto, se Michela Zanarella pubblica qualcosa di nuovo, io mi ritrovo sempre in prima fila tra coloro che vogliono leggerlo. È una di quelle poete che sono contento di avere conosciuto; anche perché, mentre la generazione dopo la mia si troverà l’intera produzione di Zanarella già bella e fatta, conoscere di persona, o meno, un poeta che per qualche motivo ti trovi a stimare, significa anche confrontarsi con la sua produzione in fieri. C’è poi il fatto che, se parliamo di generazioni, io e Michela ce ne passiamo almeno una, per cui è come se la sua poesia mi parlasse da una stagione che tutto sommato è abbastanza vicina da rassicurarmi – sempre che la poesia possa anche rassicurare. Leggere L’istinto altrove vuol dire leggere un canzoniere amoroso, su questo non c’è ombra di dubbio. E a una prima lettura, sembrerebbe anche di trovarci davanti a una impostazione diversa dalle precedenti e, in generale, diversa dall’uso comune, e per tanto coraggiosa: la raccolta infatti scorre senza nemmeno una sezione o qualche altro indizio che potrebbe farci pensare a un lavoro strutturato. Anche perché, il leitmotiv di questa raccolta è la parola «silenzio». Eppure, il lavoro di Zanarella è intuibile proprio nello stile: da sempre Michela utilizza parole e costruzioni talmente semplificate, che non possiamo pensare alla sua scrittura se non come a uno stile conquistato. Quando una volta le chiesi delle poesie inedite per Yawp, riuscii a sbirciare meglio nel suo cantiere: il labor limae di Zanarella consiste nel passare dal semplice al semplicissimo. E ciò, non è mica facile. Si tratta di una poesia che è aperta al vasto pubblico: dentro ci sono immagini archetipe come il mare, il cielo, le nuvole, il sole e la luce, che sono utilizzate con una tale leggerezza, da farti ricordare perché hai iniziato a leggere la poesia. Se poi entriamo ancora di più nella storia di questa raccolta, allora scopriremo che il silenzio è messo in bocca a un personaggio che, nella pseudo finzione, non coincide affatto con chi scrive; il personaggio silenzioso è l’altro da sé, forse il compagno di una vita o la personificazione stessa di una idea, una persona fittizia, un personaggio appunto, e per giunta anche lo stesso silenzio sembrerebbe rimandare a qualcosa d’altro, oltre alla semplice mancanza di parole – quasi fosse la metafora di una malattia diversa. In questo modo il testo assume una valenza metaletteraria e assieme esistenziale: è la poeta che si fa carico della voce per entrambi. Credo che questo lavoro sia una raccolta di congiunzione e che forse andrebbe letto dopo essersi già confrontati con Le parole accanto. A lettura terminata, scoprirete che L’istinto altrove funziona anche così com’è, senza sezioni o altre divisioni: funziona, perché c’è una verità che brilla in ciascuna poesia e che ha un sapore orientale, armonico.

nota di lettura a cura di Antonio Merola a Michela Zanarella, L’istinto è altrove, (pref. Dacia Maraini, Ladolfi, 2019)

Prima di partire
e salutare la città
ti chiedo di restarmi nell’anima
come un sole che rincorre la vita
nelle strade.
Mi specchierò ogni istante
nell’amore che abbiamo tentato
di dirci in silenzio.
Proteggerò anche quelle parole
che forse non hai capito
e il tuo sguardo
come l’albero dove chiamare
i gabbiani a fare il nido.

*

Nell’amore che mi vive dentro
so che ci sei.
Ti sei abituato a sentire la luce
dopo il mio bacio.
Forse hai bisogno
di slegarti da un tempo
che ti ha troppo ferito.
Anche per te
arriveranno verità
come i raggi caldi dell’estate
e dovrai solo assistere
al sole che sorge
accanto all’armonia del mio canto.

*

Non è solo il cielo
ad occuparsi di noi
c’è il miracolo della vita
che ritorna
ed è tutto un disegno perfetto
pari ad un’eco dolce di mare.
È possibile che io incarni
il sentiero di una strada bianca di campagna
e tu lo scoglio che si lascia sconsacrare
dalle alghe.
È possibile che ci sia tra noi
un mondo di memorie già vissute
di un amore che ti ho dato nel passato.
Ci vorrebbe la stessa luce
di quel tempo
per risvegliare un respiro benedetto.

*

Quanti si amano come noi
abituando gli occhi alla distanza
coprendo le labbra di silenzio?
Riempiono l’anima di luce
senza che il tempo se ne accorga
protetti dal destino.
Forse hanno soltanto obbedito
alla vita
che ci ricorda dove siamo stati
acqua della stessa sorgente.

*

Ieri ti ho guardato
come si guarda in volto la vita
pur sapendo che il tempo
non ha fatto altro che percuoterci di malinconie
lasciandoci come nuvole in attesa.
Eppure questa storia
ci sta insegnando ad amare
ad accudirci
per schivare il fango.
Questa storia è forse un intrigo
di occhi
come una favola azzurra
che vuol essere letta
ad alta voce.

*

Mi avvicino a te
moltiplicando il rumore delle nuvole
con lo sguardo.
Nel cielo c’è tutta la verità
di quello che sento.
Dall’altra parte del tempo
esiste già qualcosa di noi
un mondo in dissolvenza che ci conosce
e ci vede raccogliere silenzi
con le mani
come se fossero stelle tra gli alberi.

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