Jannàra. Scritture provvisorie: poesie inedite e galleria di Francesco Aprile

Le poesie selezionate sono estratte dalla raccolta ancora inedita Jannàra. Scritture provvisorie, accanto a un percorso iconografico: Esegesi di una rinuncia.

© Francesco Aprile

Tutti i fenomeni medianici hanno come punto di partenza questo
stesso abbandono, ma, essendo più perfetti, vanno più lontano.
Henri Michaux, Passaggi

La voce tace / e se non tace / la voce / differisce dalla voce.
Marcelin Pleynet, Le linee della prosa

XI

Il rosso ruggine procede con modalità di narrazione.
L’oggetto inenarrabile ha per suo statuto la vita.
Che qui è tolta. Il rosso ruggine procede con
modalità di narrazione. All’uscita
Porto Varco Est,
Taranto Croce
, l’epica industriale entra nell’immaginario
come un disco dei Pink Floyd, senza maiale volante.
Di contro, l’immagine gigante sovrasta tutto, con o
senza fumi. Sotto il cartello
Taranto Croce/Porto
varco Est, un altro dice: “Cimitero”. Eponimo.

*

XII

Sotto il cartello “Cimitero”, all’ingresso prima dei
ponti, di pietra e girevole, sembra non esserci nulla.
Il rosso ruggine insiste nella modalità di narrazione.
Ma l’oggetto inenarrabile concede sempre poco di
se stesso, che ha per statuto la vita. Dietro l’epica
nazionale dell’immaginario cimiteriale, le polveri
non raccolgono tutto lo scibile se non il principio,
sud-pugliese, dell’olocausto. Il rosso ruggine
procede in modalità di narrazione, quasi non si
arrende alla vita.

*

XIII

Il rosso-ruggine insiste in modalità di narrazione.
Volendo insistere, insiste. Volendo non arrendersi,
non si arrende alla vita, che è inenarrabile per statuto.
Qualcosa, qualcosa sfugge sotto l’insistenza. Qualcosa,
qualcosa insiste sotto la modalità di narrazione. Dietro
l’epica nazionale dell’immaginario cimiteriale, il rosso
ruggine insiste, permane, conduce il discorso, lo affonda
lo buca lo incide lo narra lo sperimenta sulle cose,
insegnando a non avere pietà delle buone parole.

*

XIV

Imparare a rastrellare le polveri, abitare gli organi col
disagio, fare i conti con l’estraneo nel corpo, che è
avere più corpo nel corpo, mentre rifà nuovo il vivere,
più malato e spellato e sdentato e collocare i resti in
un’oasi di rabbia e amore per ridare alle parole il tono
e la coscienza, la forma etica della protesta.

*

XV

Quantificare i danni, raccogliere i numeri, stringersi
attorno ai dati e alle previsioni e alle prospettive,
per capire quanti danni ha causato la strategia dei
Poli di sviluppo. Bisognerebbe quantificare i morti
per rendere conto del genocidio e del suo avvenire.
Bisognerebbe ascoltare la polvere, asportare i granelli,
ammucchiarli sulla spiaggia dei valori della moneta,
dei vestiti buoni, dei salottieri di paese, dei poveri
di visione. Bisognerebbe quantificare i morti per
ridare un senso alla terra e al sangue nei denti.

*

XVI

I comignoli innevati di fumo sospingono nella grazia
il profilo meccanico delle gru. Allo svincolo tra fumo
e nuvole si affittano respiratori e mungitori di polvere.
L’etica è il profitto (così impone la politica, l’unione).
La vita cammina sola verso la morte. È la qualità del
processo a cambiare. Intanto il processo, quello di
trasformazione dell’immaginario, istruisce le gru alla
danza. Quando si alza la tempesta, tutto si lascia invadere
dal rosso-ruggine e le finestre chiuse proclamano calamità.
Resta un profilo tagliato di danza, allo svincolo tra fumo e
nuvole, a innevare di polvere il processo di trasformazione
dell’immaginario.

*

XVII

Di lato, le parole conducono a forme di verità senza
processo di avvicinamento. L’effetto-verità, come
l’effetto-soggetto, nasce dallo sprofondo: affondati,
dritti, seduti, immobili, solo vista e udito, solo vista e
udito. Alla voce, le parole preferiscono lo strillo,
l’annuncio, grandi manovre, sorrisi, mani stringono
mani senza contatto. Dall’altro lato della polvere
i comignoli di nero-cerano scavano ancora i corpi.
È corsa al tesoro, ghiotti impavidi sputano. Che la
verità sia un processo senza terraferma è noto solo
all’epica del dubbio e all’arte marziale
                                   dell’avvicinamento.
Dall’altro lato della polvere l’olio biologico, fatta
nuova la muta, nero-cerano sotto i camini della voce,
destituisce il paesaggio e rimodula l’immaginario.
Nel nulla degli alberi, recuperato alla lingua, senza
parlanti, disponendo sillabe fra i passi prima che,
poi inizia la narrazione, improvvisamente ai tavoli
irrompono persone e le voci, vociano, si compone
davvero il silenzio.

 

Esegesi di una rinuncia

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