In fondo alla superficie: poesia edita di Alfonso Canale

Lisa Ciccone 2016, tempera e matite colorate su carta, 21x30 cm.

Lisa Ciccone 2016, tempera e matite colorate su carta, 21×30 cm.

 

Una o la pulsione
che oscurò il divino buon senso
di una innocente giovine greca
(chissà perché forzatamente donna poi..)
Scassinatrice alle prime armi
di uno scrigno di diamanti mortali
Lo sfrigolio del mitologico tramandare,
tra amnesie volute non volute
Le sue lacrime d’acido annebbianti pur quel balenante
timido verdognolo vagito
Che guizzò via per risanare il misfatto.
Dono avvelenato di un’iscrizione al liminare
Per altri differenti un succulento frutto
un marchio bruciante
sulla
pelle di Aysha
la sua eterna necessaria scacchiera
Il terrore categorizzante
L’opposizione subordinante mistica.

 

La brama di fastidiosa in-esistenza
Strozzata tesa allucinatoria
Allorché la voce del vento picchetta
Un selvaggio magnifico ballo
Pogano suoni battiti rumori in tutto divertimento
I suoi sabbiosi oceanici ammiccamenti
quando
significanti senza significato
si schiudono tumultuano di fronte al firmamento
senza fine vasto possente
di miserabile magnificenza
Il sorriso la beffa ghignante
Letti rassicuranti
di quei cremisi iridescenti
spettrali
Che ululano di scintille noncurante occhiata
Nell’attrito mancante, senza supplente
Come i magici cerchi dei focolari protettivi
Incastonati invasori
Nel lunatico diadema
di incertezza
sogno
e
tenebra.

 

Un mare di nebbia sbranatrice
di monti valli torreggianti fumi
fondamenta e scompigli

 Daniela Palumbo 2016, grafica digitale.

Daniela Palumbo 2016, grafica digitale.

estranei numi
sulla tela
che parla esorcizza le gambe contratte
i pensieri fuori dalle orbite
di ogni timoroso temerario
viandante agonizzante
Il silenzio riverenziale del suo accento germanico,
eppur umano volgare
e il sesto senso d’un figlio
col fuori dentro fuso non fuso
con
il viso materno avverso pur
o
Un complesso edipico
Un con-testo fantascientifico

 

L’eco infinito di una grotta mai scheggiata
una caverna sussurrante eterni sonni mai fuggita
le scalpiccianti
melodie notturne
e il ruggito rabbioso
di scandalose onde ribelli
Convulsioni di purezza differenziata
senza pre-testi, forgiata, miei cari, su di essi.

 

Il morbido bagliore di celebri orecchini di perla
le sue faticate tracce orfane
tra delittuosi depistaggi
il candido eros che guidò le mani
in quell’azione d’ordinaria stupefacente
amministrazione.

 

L’odore raccolto
ristagnante
ribollente
dopo il martello burrascoso sull’incudine terrena
nel momento
in cui
l’orchestra solidifica i labili lunghi confini
Le penose carezze degli oceani possibili
sul corpo degli animosi naufraghi
capricciosi fortunati
tra flutti e mulinelli famelici
che sentenziano rovina
sussulti innalzanti con malizia al sole che ombreggia.

 

I mormorii d’infantili segreti
Parole non piene per sciamanica volontà di vita
Affidate alle raffiche
Che, si spera, facciano vibrare timpani e templi
Le parole incandescenti sospirate dal fuoco
Alitate da fondi di bicchiere
Un fornello un incendio
semplice caloroso precipitare all’alba
Sudore d’amore libero
Indefinibile atto erotico degli elementi
Delle formule chimiche fisiche linguistiche
L’ingenuità di queste comode economie.

 

Uno specchio frantumato
I suoi innumerevoli pezzetti
La loro polvere
in attesa d’impasto
Le diverse prospettive secondo tempo luogo luce
Senza il tempo il luogo la luce
sorprese rivolgimenti fiati uccisi
cadaveriche attese
le forme deformanti quelle deformate
cocci di bottiglia rosseggianti veritieri
lor condensa registra tensioni
inclinazioni suicide per sacrificare inibizioni
gli infiniti
il desiderio pomposo
quello necessario
quello corto
quello ridimensionato schiacciato
dalla sotto-vivenza.

 

La sintesi che non c’è ed è meglio così
il giusto mezzo all’estremo, forse deve essere così
il margine al centro il viceversa
Nulla tutto
al centro fuori luogo dentro l’essenziale
L’una/o
e/o/con/senza/però
l’altra/o.

Fastidiosamente non ente
Assente, ma respirata inspiri,
espiri
spiri
in dolce affanno
in fondo alla superficie
mia altrui questione.
Un accento attraente
Una chioma ribelle
una confusa ininterrotta danza
in questo sibilante golpe d’usurpatori versi.

 

Alfonso Canale

*La poesia è stata pubblicata in “Miroirs/Specchi“, Alfonso Canale, dicembre 2015.

 

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