Il filo quotidiano: poesie edite di Maria Teresa Murgida

«‘Il filo quotidiano’ segna l’esordio letterario di Teresa Murgida […] La parola ‘luce’ si ripete spesso tra le liriche, ed è un elemento importante, essenziale per capire il percorso creativo dell’autrice. Se consideriamo che i filosofi greci pensavano alla luce come a un principio di conoscenza, possiamo dire che la poesia di Teresa nella luce si completa»,

dalla prefazione di Michela Zanarella a Maria Teresa Murgida, Il filo quotidiano (Compact edizioni, 2019)

Battiti e radici

A volte di notte sento il tuo cuore respirare
sotto gli strati di pelle.

Potrei toccarlo con le dita.
Vedo la fragilità del corpo
annuso la potenza dei battiti.

Le tue palpebre abbassate sono
sentinelle stanche.

Io candela del tuo sonno.

Crescono radici tra le costole
germinano i semi nelle vene.

Aspetto i rumori del risveglio.

Il vento sulle tende:
folate di luce negli occhi.

*

Eletta piuma

Respiravi il mio sangue da sei mesi.

La prima volta che vidi
la danza di uno stormo.

Inchiostro con le ali
mutava con il vento
nel cielo enorme di Roma.

Così dormivi al centro del mio corpo.

A volte sobbalzavi
agli urti del mio cuore
eletta piuma viva
con ciglia fuse.

*

In un foglio di mare

Mi rannicchio in un foglio
tra un punto e una virgola.

Punto le ginocchia al mento.

Sotto i miei piedi
alghe d’inchiostro,
meduse silenti di versi.

Chiudo gli occhi
tra i flutti di una frase.

Mi trascina al largo
una vela bianca di parole.

Sul fondo di un libro
sono lontana,
divento conchiglia
sono spuma che scrive.

*

Le parole che non dico

Le parole che non dico a nessuno
lievitano in una spiga.

Nell’ampia piazza del campo di grano
si gonfiano dello scroscio nella pozza sulla strada.

Diventano cervo e volpe nei cirri sospesi.

Poi sentono un vento arrivare
che sposta i rami.

Montano di tramontana nella gola,
plasmano piume,
e urlano nei becchi delle aquile.

*

L’ultima notte

Se avessi saputo che era l’ultima notte,
ti avrei consegnato i miei capelli
nido per le tue mani.

Non avrei spento la luce
e i miei occhi non li avrei fatti dormire.

Non avrei scelto il cuscino
sotto il mio capo,
né coperte per i miei fianchi.

Avrei soffiato il buio
da sopra i miei seni.

Saresti stato seme per me
che ritornavo nuda
come terra a gennaio.

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