Iene, narcisi e filistei, di Andrea Mennini Righini -una recensione di Michelangelo Franchini

Prosa semplice e scorrevole per una carrellata di umanità piuttosto varia e sorprendentemente quotidiana, ritratta nell’ineffabilità di una meschinità senza scampo, una tavolozza che include i personaggi più disparati ma che dipinge sempre lo stesso ritratto.

A risaltare è l’atmosfera grottesca di fondo, un che di satirico, quasi di surreale nella deformazione umana a cui assistiamo.

L’assenza di appigli, resa attraverso una semplicità quasi irritante, non lascia altro che la nuda situazione umana: ciò che emerge è un mondo senza scampo, in cui ogni sorte è perfettamente equivalente, una serie di possibilità che l’autore esplora esistenzialisticamente senz’altra predisposizione che quella di una certa ironia kafkiana.

Osservazione generale: è comune, per quanto mi è dato vedere, che i racconti oggidì vengano scritti in questo modo, lasciando da parte ogni artificio narrativo per tornare a quella che dovrebbe essere la semplicità della vita quotidiana, e che troppo spesso invece è solo un aneddoto riferito noiosamente. Per fortuna non è questo il caso: i racconti sono sempre vivaci, la varietà intrattiene e la prosa è sempre calzante, tiene un buon ritmo.

Abbastanza da far rimpiangere la mancata costruzione che si sarebbe potuta verificare in un romanzo, in cui, viene da credere, l’ironia dell’autore, combinata con la dimestichezza della sua ritrattistica, avrebbe potuto confezionare una narrazione interessante e solida, in cui la continua alternanza delle immagini, poste in sequenza, avrebbe potuto generare un livello ulteriore rispetto a una raccolta di racconti che resta, comunque, una bella prova di scrittura.

Michelangelo Franchini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *