I rec U – di Federico Sfascia

«Dopo i titoli di coda c’è la vita vera».

Neve è un adolescente particolarmente problematico. Non può vedere le donne. Letteralmente: quando guarda una donna i suoi occhi cominciano a sanguinare. Per superare questo problema il dottor Therieux (Terry Gilliam, nientemeno) gli fornisce un particolare apparecchio che gli permette di registrarle con i propri occhiali. Così Neve può rincorrere la leggendaria figura femminile che costruisce nella propria mente, cassetta dopo cassetta, attribuendole di volta in volta le fattezze di donne reali che, puntualmente, tradiscono i suoi stereotipi e lo obbligano a ricominciare da capo, in un morboso gioco edipico cominciato dal trauma della morte della madre. Un gioco che sembra senza fine, finché non incontra Penelope. Lei è diversa: può vederla.
Ma questo assunto surreale non è che uno dei tanti punti di forza del film.

Sfascia porta avanti un’interessante riflessione sull’amore con gli stilemi e le fattezze di un lungometraggio degli anni novanta. Una scelta stilistica molto particolare (oltre che tecnicamente ben confezionata) che gli permette di giocare con un’ironia filmica che oggi sarebbe forse anacronistica, muovendosi sempre sul filo del cliché, smussando con l’umorismo una storia che, ridendo e scherzando, riesce a reggere per due ore.
Con personaggi ben costruiti che concorrono tutti a delineare una sfaccettatura di quello che è il tema portante del film, che arriva perfettamente, senza mai perdersi, fra momenti drammatici, effetti speciali di notevole e corposa “artigianalità”, e siparietti divertenti, intrecciandosi, fra l’altro, con una riflessione metafilmica che arricchisce ulteriormente il tutto.

Un lungometraggio sorprendentemente ben costruito e dalla complessità narrativa davvero notevole, un piccolo gioiello del web che meriterebbe molta più attenzione di quanta non ne abbia.
Senza ombra di dubbio, un lavoro fin troppo pregiato per rimanere relegato su una piattaforma come Youtube.

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