I Canti dell’Interregno: poesie edite di Pina Piccolo

Siamo stati costretti, per presentarvi la nuova raccolta di Pina Piccolo, a fuorviare dalla nostra solita linea editoriale: I Canti dell’Interregno, composti dalla poetessa tra l’Italia e la California dal 1974 a oggi, raccontano infatti quella che potremmo definire come una storia del mondo. Non esiste per noi, in una organicità simile, la possibilità di selezionare ulteriormente e proporvi singole poesie rappresentative di tutto il lavoro. Ogni lirica racconta già, attraverso l’occhio lucidissimo di Piccolo, i momenti più rappresentativi di questo particolare momento (a)storico di transizione, come formula la citazione gramsciana che apre la raccolta: «La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Peraltro, l’influenza di una certa poetica americana si fa sentire nella spaziosità di ciascuna poesia, sebbene a parlare qui non sia solo l’inconscio: Pina Piccolo si affida anzitutto alla memoria, a una memoria collettiva, per scegliere il momento che deve essere raccontato. Solo a quel punto, la poesia può prendere una forma dilatata, dove il momento scelto acquista (e il termine non potrebbe essere più appropriato) il proprio senso, il proprio significato storico e umano, solo in rapporto a tutti gli altri eventi. Per tutti questi motivi, abbiamo deciso di proporre una serie di estratti che, crediamo, nonostante la frammentarietà, possano aiutare il lettore ad affacciarsi su questa raccolta, sull’organicità di questa raccolta voglio dire, meglio che una breve selezione di testi nella loro completezza.

Nota di lettura a cura di Antonio Merola

«L’interregno non è un generico momento di transizione; non è nemmeno un non-luogo purgatoriale; e non è soprattutto una condizione esistenziale dell’io lirico […] L’interregno è il nostro oggi, questo protratto periodo di attesa di una fenice che non risorge dalle proprie ceneri.»

dalla prefazione di Rosanna Morace a Pina Piccolo, I Canti dell’Interregno, Lebeg, 2018.

 

Dalla sezione Interregno (2011-2017):

 

È ritornata
l’ombra, lo sente nelle ossa,
quella che si proietta
potente e quasi annulla
l’altra, quella da cui da secoli
les blancs sono abituati
a distogliere lo sguardo […]
(da Ombre di Parigi, 7 gennaio 2016).

*

Se ne stettero dunque col cuore in gola
gli alberi,
ché i folli umani erano stati liberati
per altri pochi decenni
nella stasi dei commerci umani
a eliminare per l’aire il pathos accumulato.
A girare in zona solo i sani,
solo signore anziane con i cani
che annusavano l’ansia depositata sulla corteccia
e si giravano sconvolti
a guardare noi padrone
che percorrevamo ignare i sentieri
dell’Osservanza, incapaci e inette.
L’olfatto nostro
disuso a distinguere l’odore della felicità
da quello della morte in agguato […]
(da Messaggio degli alberi recisi nell’ex Manicomio dell’Osservanza).

*

[…] Aleggia tra
le sequoie antiche
protette
da alcuni cuccioli di uomo
che lì si sono annidati.
(da Lo spirito dei tempi).

*

[…] S’inceppa l’ordine sbilenco
mentre sulla corda tesa
funambolico s’ingegna.
E noi, a valle,
sulle sponde in attesa
che il torrente
trascini le spoglie del nemico.
(da Scombussolamenti).

*

Né vittime né carnefici
contempla la mente
bambina […]
Ecco l’immagine
che PUFF!
il Principe Azzurro disarcionò
e TRACCHETE
nel film per sempre
Orchi e Barbablù inchiodò
in agguato.
(da Di posaceneri e botte).

*

[…] E gioirono i venditori di ombrelli bengalesi
che nelle stazioni si ritrovavano
le caviglie, stanche dal tanto camminare,
ristorate come un tempo
nelle risaie della loro terra,
ora con l’unguento del disfacimento
di un’epoca e di una specie dedita
al comando.
(da Le prime avvisaglie del diluvio).

*

Il cuore in gola
nella caverna post-umana
s’inceppa e si cede
la strada
quando
nell’altro odiato io
s’incappa
in contraria direzione […]
(da Versetti dell’alta velocità).

***

Dalla sezione Cosmogonie (2006-2011):

 

Prima ancora che crollino le torri:
il millennio spicca il suo volo
non sul far della sera,
ma mentre lo pterodattilo d’inchiostro
sull’asfalto col ragazzo stramazza. 

(da Pterodattilo tautato: a Carlo Giuliani, ragazzo).

*

non ti turbare
se sullo stesso suolo
che ora calpesti a stento
altri a milioni vivono sicuri
e nelle loro tiepide case
tornando a sera trovano
il cibo caldo e visi amici,
mentre per voi solo la landa
della fabbrica abbandonata
tetto sfondato
in duecentocinquanta a bivaccare
sacco a pelo
donato da Médecins Sans Frontières […]
Non è certo quel che confidate
ai vostri cari
giù in Costa d’Avorio
fieri che i loro figli
la legge della giungla
l’abbiano aggirata.
Si aspettano grandi cose, Ahmed,
le loro speranze grandi come case, Saga,
non puoi certo dirgli che vivi
come gli sfollati […]
(da Arance e avorio).

*

e si affievolisce il tepore
delle tane
e scorre il sangue
e i sangui si mischiano […]
dal calderone del pianeta gelido e infiammato
per sessant’anni tenuta
alla catena
s’innesca la crisi
e nel suo canto di sirena tutti ci avvolge.
(da Canto del caos).

*

Per il nostro corpo non ci fu la linea piatta
dell’encefalogramma a segnare
la fine della lotta, il termine della rotta.
Sulle onde scivolò silenziosa solo la Mesektet
imbarcazione della notte
«dai gloriosi rivestimenti»
dice Il libro dei morti […]
(da Mediterraneo 2001: terzo capo d’accusa).

*

l’ormai decrepita Europa
inglobata senza requie alla catena
del soldo e dell’arme,
mesta si aggira nei corridoi del dolore
cercando di imporre novello basto
alla puledra lanciata verso il sole […]
sulle tracce di inverni
che profumano di calicanto
e di primavere possibili
e di Nuovi e Vecchi Mondi
oltrepassando audace e fiera
le colonne d’Ercole alla ricerca
di una storia che non sia
la solita fetida dei millenni tramandata.
(da Una storia europea: genesi del sorriso sardonico di Guy Fawkes).

***

Dalla sezione Suonare il piffero della rivoluzione (1974-1981):

 

Non avrete l’ultima parola
voi che da un pugno di nazioni civili
vi nominate guardiani
di un ordine sbilenco
imposto dalla tundra alla Tierra del Fuego […]
(da Non avrete l’ultima parola).

*

Pomeriggio flemmatico grigio
di Londra, di Derry, di Città del Capo
avvolto nella solita coperta plumbea
dei rapporti umani
di sempre […]
(da Fumo di Londra).

*

Tempi come i nostri
si maturano rare volte
nel fluire degli anni […]
-(da Tempi come i nostri).

One comment on “I Canti dell’Interregno: poesie edite di Pina Piccolo”

  1. Salvatore Cantoro ha detto:

    Quando leggo Quasimodo,Saba, Sinisgalli, Gatto,
    Bertolucci,Bellezza,mi danno emozioni. I moderni non mi dicono niente che io già non sappia. Ma forse non sono io che non capisco i moderni.

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