Fiori nudi: poesie edite di Gaia Boni

La prima cosa che colpisce delle poesie raccolte da Gaia Boni sotto il nome programmatico Fiori nudi (CartaCanta, 2018) è l’impressionante maturità stilistica, autonoma sia rispetto alle forme convenzionali della lirica, sia rispetto alle funamboliche prerogative dello sperimentalismo. Una poesia che cerca il canto, come sottolinea Davide Rondoni in una nota per ClanDestino. Ma una musica che ottiene il proprio canto al costo di levare la crosta agli oggetti, alle esperienze, alle persone. Ed è sullo sguardo che punta tutto, nell’immersione totale nella natura e quindi nel punto di vista più aderente a una percezione scabra, pulita, trasparente, della realtà. In questo senso Gaia Boni è quasi una poetessa naturalista, dove il tono (colloquiale) assume un ruolo fondamentale nella fruizione dei messaggi che con tanta consapevolezza la poetessa cerca di rendere al lettore, che solo di rado può vantare un contatto diretto simile a quello della Boni, con gli oggetti della sua riflessione (primo tra tutti i boschi). Senza dubbio tra le voci più potenti e indipendenti della poesia italiana under 30, tra le voci più autentiche e dirette della generazione nata negli anni ’90: Gaia Boni, con Fiori nudi, lega perfettamente una tradizione con le spinte più vivaci della sua personalissima poetica.

nota di lettura a cura di Riccardo Canaletti a Gaia Boni, Fiori nudi (CartaCanta, 2018)

Dalla sezione Il riccio:

Forse un santo

Forse un santo, un profeta, un bambino.
Puro ragazzo, ho così tanta fede in te
– alla fede dorata dei boschi anelo
in un immergersi continuo di frascheggi e fruscii,
tu albero tra le pietre e io albero nel tuo legno-
scorre la pelle tra i solchi ruvidi, originari
finch
é non abbrunisce il canto in un congiungersi di rami.

*

So che non ci sarai

So che non ci sarai nei baci di domani
come quella tiepida notte, nudi, sotto la pioggia
il tuo corpo benedetto sul mio, fradicio
eppure era estate
avevo accumulato calore abbastanza
ma tu provvido, volevi esistere, e sopra di me
e forse proprio quando hai slegato
le anche magrissime dalle mie
l’intreccio di dita a respirare
l’assurda assenza tra nocca e nocca
sono rinata senzatetto d’amore.

*

Il tuo corpo non è un posto abitabile

Il tuo corpo non è un posto abitabile,
le voci ridenti dei bambini
il frinire delle cicale non ti appartengono
fatico anche a credere
che davanzali spalancati possano accogliere le tue
braccia conserte, le ciglia
d’altri sguardi sbiaditi,
– il tuo corpo paese e
abitante-
ti vedo camminare sicura
tra i crepacci della pelle e i fiori
nudi dei tuoi vent’anni-
guardo ora la mia strada
da cui hai sradicato il tuo corpo
togliendomi il peso del profumo maturo.

***

 Dalla sezione Bosco nudo:

Volo in cerchio

Volo in cerchio cingendovi l’aria che respirate
ma non vi accontentate di mirarmi le ali
non vi basta il nitore del mio corpo
lo sfiorarsi degli inguini e le lingue annidate no,
volete avermi respirarmi ingoiarmi
tra i vostri baci bestiali insaziabili
di parole e inutile possessione.
Volo in cerchio cingendomi il capo
adesso avvoltoio e insetto furibondo
ad attendere che sbaviate sul mio nome che è tutto
tra gli spasmi e le ferite che lecco, disinfetto
– sorvolo in attesa di un apparire del bianco virgineo l’osso.

*

Sono giorni e notti

Sono giorni e notti che giro e mi rigiro
nella stanza e nel letto che mi accoglie
stanco del mio peso
ma per quante giravolte da vomitare persino il mio nome
quando mi fermerò saprò riconoscere il sentiero
su ogni albero mi sono arrampicata
ho conosciuto ogni fronda cullarsi
tra il canto oscuro delle civette
– come cervo seguo i passi dei miei predecessori
le mie vecchie corse
e dalla terra battuta correndo sono pronta a battermi.

 

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