Elogio dell’idiozia, di Riccardo Dal Ferro – una recensione di Michelangelo Franchini

Trattatello, ricorda una pubblicistica d’altri secoli, quando per un pubblico ristretto si stampava per il gusto di argomentare, suscitare riflessioni – senza alcun fine – provocando. E chi potrebbe infatti sospettare che il titolo non è affatto una provocazione? Eppure, una volta aperto, basta poco a lasciarsi convincere che in effetti l’idiozia è un motore creativo come pochi – ignoranza incolpevole in movimento, ci dice l’autore – e che l’idiota, reietto, è riscattato dal proprio genio creativo, e con la gratuità delle proprie azioni, idiote anche in quanto sottratte al conformismo economicista che castra la mente, riscatta la massa saldamente monolitizzata sull’assenza d’immaginazione.

L’andamento non è saggistico ma discorsivo, come nel caso di Cronofagia: si tratta di meditazioni attorno a un tema, che procedono a illustrare, con esempi storico-filosofici e letterari, come l’idiozia non sia altro che uno stigma socialmente attribuito a chi, non conformandosi, procede in senso contrario, a dispetto di tutto: e se consideriamo che il terrapiattista ideatore di un razzo artigianale si è sparato a centinaia di metri per verificare una propria idea, rischiando la propria vita, dobbiamo in effetti concludere che è, a suo modo, un eroe.

Naturalmente non è una banale apologetica del dissenso: qui non si tratta di andare contro, ma di mettere in discussione ogni cosa, e riaprire un confronto che impedisca quel muro comunicativo che oggi porta al proliferare di sette, eco-chambers aiutate dagli algoritmi, e che nel meraviglioso Pastorale Americana, portava alla distruzione della famiglia: i valori dello Svedese, una certa idea del mondo, semplicemente ereditata, non poteva reggere a un confronto che quindi nasce abortito e lascia spazio alla violenza. Come del resto spesso avviene nella narrativa di Roth, e altrettanto spesso vediamo accadere nello scontro di fondamentalisti che fanno cozzare convinzioni granitiche: ognuno ha le proprie prove, nessuno accetta di poter essere idiota, respingendo l’accusa all’esterno.

Ma chi sa, davvero, dimostrare la rotondità della terra? Ecco quindi che rivendicare il proprio diritto all’idiozia significa accettare di riconsiderare ogni concetto o valore dato per acquisito, senza fermarsi mai e procedendo spediti verso quella stessa strada che hanno percorso, ci dice l’autore, Dick, Lovecraft e Tolkien. E come loro molti altri: la strada per il progresso, in ogni campo, è lastricata di idioti che hanno superato lo steccato a dispetto di tutte le indicazioni.

Michelangelo Franchini

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