Disfunzioni – una serie fotografica di Federica Ruggiero

Il tempo è la sostanza di cui sono fatto.
Il tempo è un fiume che mi trascina, e io sono il fiume;
è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre;
è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco.

Jorge Louis Borges  

Il percepire non è mai un’operazione meccanica neutrale. Anche la mera registrazione di elementi sensibili implica un processo di astrazione che li collochi in un orizzonte di significato. L’attività cognitiva è caratterizzata dalla capacità di suddividere il continuum dell’esperienza in unità discrete, in categorie che si individuano sulla base di somiglianze e di differenze. Ogni essere vivente è in grado di discernere le entità del mondo e, a seconda delle proprie necessità di sopravvivenza, rielabora i dati sensoriali e costruisce una propria coerente visione della realtà

Una capacità ulteriore, che è esclusiva dell’essere umano, è la possibilità di riconoscere la propria individualità, e cioè di distinguersi in quanto singolarità rispetto al resto del mondo. Con l’atto della riflessione l’uomo scinde sé stesso da ciò che lo circonda, riconosce sé stesso in quanto soggetto e getta sul reale un reticolato concettuale attraverso il quale impossessarsene e attribuirgli senso.

Ma questa regolarità non risiede che all’interno di un preteso paradiso logico. Ciò che accade realmente è che i confini categoriali siano laschi, porosi. Gli oggetti interagiscono fra loro in un processo osmotico ininterrotto che noi, per convenzione e per comodità, cristallizziamo in solide configurazioni concettuali assunte come oggettive. L’autoevidenza delle nostre categorizzazioni non è ostensiva, è piuttosto la condizione che presupponiamo per sorreggere i nostri dispositivi di significazione. Il significante non riferisce il significato, può soltanto alludervi; lo incalza come l’origine dell’arcobaleno, che è sempre un cespuglio più avanti. La ragione analitica fissa il suo sguardo sulla realtà, e con la coda dell’occhio avverte che c’è qualcosa che continuamente le sfugge. Sovrapposizioni, contraddizioni, contaminazioni, asimmetrie non trascurabili di cui tuttavia il pensiero non riesce a render conto. E una volta emerse queste disfunzioni, la mente raziocinante si sforza di riedificare un sistema semantico stabile e coerente.

La serie Disfunzioni segue il percorso in cui il soggetto osserva le crepe nella propria visione del mondo, e durante la straniante epifania viene esso stesso investito da queste discrepanze sotto forma di frammentati fasci di luce, finché la sua percezione non è del tutto disgregata e della realtà non resta che un simulacro. Nella sua attitudine ordinatrice, l’occhio fotografico tenta di riunificare in una sequenza organica fotografie inaccostabili; attraverso l’uso di un contrasto estremo il quale imprime una tensione espressionistica che denuncia la forzosità di tale sintesi, c’è il tentativo fallimentare di ripristinare i confini tra le cose ormai irrimediabilmente compromessi. Fino al punto in cui interno ed esterno non sono più distinguibili, gli oggetti sono riconsegnati ad un continuum, la realtà appare come un caos amorfo e privo di senso, in cui il soggetto svanisce liquefatto e ne assume la stessa fluida e indecidibile consistenza.

 

Federica Ruggiero

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