Dentro la poesia: una plaquette di Lampioni Aerei

DENTRO LA POESIA
da un verso di Franco Fortini

II edizione
maggio 2019

Lampioni Aerei, Milano

Questa plaquette raccoglie dieci testi, legati anche a un’esperienza di condivisione poetica, promossa dall’Associazione milanese Lampioni Aerei. In apertura e chiusura troviamo due testi di Tommaso Di Dio (1982), che traggono spunto da un verso di Franco Fortini (1917-1994), nel mezzo si susseguono due testi per ognuno dei seguenti poeti nati negli anni Novanta: Luigi Fasciana (1992), Francesco Ottonello (1993), Silvia Righi (1995), Michele Milani (1996). Qui proponiamo le poesie di Francesco Ottonello e di Tommaso Di Dio.

I

Esiste, nella poesia, una possibilità.
Qualcosa che scavalca
e che trascina
la storia fuori dalla notte e rende umana
la pelle più violenta della vita. Nella poesia c’è
apri le gambe che entra
sta entrando, arriva: esiste
nella poesia una possibilità concretissima di cadere
e cadendo finalmente
farsi trasfigurata
placida notte senza vento. Adesso ci sono, sono qui
sono fra queste
braccia nere, le parole così piccole
così umide, fragili
così inutili.

La possibilità è questo
ronzio
sentire che il mondo sul fiore si posa e succhia

ama.

Tommaso Di Dio

***

Ucciderci ad oriente

a chi vive, ai possibili arcipelaghi

Il poema del vento sono le acque increspate
e ripetiamo errori come pietre –
non importa più il frignare delle corde
non importa il dolore che dobbiamo portare,
verrà il giorno in cui saremo ripensati, dicono…
ma oggi gli ingranaggi ci trascinano
troppo veloci ci consumeremo e se tu sai
e lo sai che non possiamo tornare indietro
sfilzami e incidimi ora, con le tue mani,
sfilata la lama braccherai i miei resti
la poesia che sfrana e inizia a finire
ad iniziare a finire, ama
questo sogno che incatena ama
questa pietra che si apre ama
questa carne che frantuma
gli spazi che separano il tempo
la vita che ci tiene in vita
la morte accesa acerba, ama
la condensa della specie, l’individuo che si rompe –
così veniamo soli, trascinati
ingranaggi che ruotano all’infinito
errori come pietre non cancellano
il poema nelle tue orme, e ripetiamo.

Francesco Ottonello

***

Mia madre mi ha detto: «il fluire parte da uno zoccolo pesante»

Le ho risposto ma io non sono un cavallo
lei ha ribattuto figlio è solo una metafora

trova qualcosa da non comprare, qualcosa
che non sai, che non puoi, metterti da solo
e sposalo, non costa tanto, solo fatica
immensa fatica e… – respira –
le solitudini esistono per essere smussate
un vestito da cui sognare di spogliarsi
perdere tutto, anche lo zoccolo
che ora ti accorgi di avere nella foga
dell’attimo che già non c’è più

per questo ho sempre amato le zattere madre
ma sono sceso dalla zattera, ma ho indosso l’armatura
ma non so amare l’immenso amore che voglio,
mamma mamma sono ondivago mamma
mamma sono solo uno spazio sfinito
tra le tue lettere e il mare.

Francesco Ottonello

***

II

Esiste, nella poesia, una possibilità.
In un tempo, qualcosa faceva tremare.

Lo vedi? C’è qualcuno che corre qui.
C’è un passaggio, un fiato grosso; qualcuno che sta correndo
qualcosa che apre le braccia, apre.

Ti scrivo
perché voglio dirti una cosa, una cosa sopra l’invisibile
carta lucida del mondo; che tocchi
la tua
umana pelle.

Così piccole, le parole nere; e le voci invece
le voci che furono vere un tempo, in un tempo

così umide, fragili; così passate e inutili.

La possibilità è questo. Lingua
che travalica e rimossa
senza schermi da qualche dove ritorna
e resta un po’, fa luce

prima di andare via.

T. D. D.

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