Consigli di lettura – Vicino al cuore selvaggio, di Clarice Lispector

Affidare alla carta ciò che si prova nel corpo è praticamente impossibile. Eppure, esiste una parola, come quella di Clarice Lispector, che riesce almeno ad avvicinarsi alla verità della coscienza, a dire ciò che è dentro. Una parola che si sforza all’inverosimile per esprimere quello che sente, per tradurre emozioni e percezioni in un linguaggio condiviso.

Lispector scrive Vicino al cuore selvaggio quando è ancora un’adolescente, il testo appare per la prima volta nel 1944, quando l’autrice ha solo diciannove anni. La storia prende forma in un flusso di coscienza che ripercorre i momenti più significativi della vita di una donna, Joana, dai primi ricordi d’infanzia, passando per la giovinezza, fino agli anni del matrimonio. Attraverso di lei conosciamo “gli altri”, suo padre, suo marito, il professore, Lídia, “la donna della voce”, personaggi che rimangono distanti, imprecisati, impossibili da decifrare. Le donne sono un metro di paragone con cui confrontarsi, gli uomini creature affascinanti con le quali sopravvive un’incolmabile distanza, con cui provare a ribaltare di continuo la dinamica di potere fra chi controlla e chi è controllato.

Ѐ Joana, sola, la protagonista del libro, la trama è sempre seconda ai suoi pensieri, narrati da una voce impersonale, onnisciente. Comunicare davvero è impossibile quando si accorda così tanta attenzione a se stessi, tutto ciò che si trova intorno è interessante solo nella misura in cui significa una nuova scoperta per la propria mente e il proprio corpo. Joana guarda alle persone e agli oggetti con una curiosità morbosa, al modo tipico degli adolescenti, alla ricerca del senso profondo della realtà nelle cose, nei gesti: come fosse in una seconda infanzia, più razionale e cosciente, considera tutto degno del più sincero interesse e luogo dell’essenziale. Anche i momenti banali del quotidiano sono spesso occasione per un’epifania del senso, che si rivela così nella sua doppia accezione del sensibile e del significato. Il tempo si frammenta e si sospende, improvvisamente Joana viene colta dalla verità. Lispector si affida a quella saggezza grezza che si possiede nella prima giovinezza, sperimenta e riporta l’impazienza, l’irruenza e la devastazione delle emozioni.
L’obiettivo di Joana è vivere, libera. Non esiste altra regola da seguire nel corso dell’esistenza, solo cercare con tutte le proprie forze di mantenere alto il desiderio, senza deprimere il proprio slancio. Non si può fare male se si vive appieno, è la Natura stessa a prescriverlo, male è solo scegliere di non vivere. Ogni forma di morale è per Joana un vestito stretto, che non le dona. Come avviene per la Modesta de
L’arte della gioia, ci troviamo di fronte un personaggio femminile forte, spregiudicato, incredibilmente libero e realistico, che, le dicono, sarebbe anche capace di ammazzare per riuscire a fiorire.

Vicino al cuore selvaggio è il risultato di una scrittura coraggiosa, che richiede lettori che lo siano altrettanto. Clarice Lispector sceglie ogni parola soppesandola attentamente perché possa dire esattamente ciò che desidera. Arriva così a forzare i confini della prosa, asciugandola in una riduzione poetica. Nel testo compaiono di tanto in tanto trovate linguistiche difficili da comprendere, da masticare, e che, però, risuonano nella carne in maniera tremendamente efficace. Sappiamo cosa vuol dirci, lo abbiamo sentito a volte; anche se le parole che accosta non parlano con immediatezza alla testa, il nostro organismo risponde. Si procede con difficoltà, affrontando armati di attenzione e pazienza ogni rigo. Le parole non scorrono via, si attaccano agli occhi, spesso immobilizzano, affaticano, innervosiscono, ti chiedono di rimanere lì con loro, per capirle davvero.
Eppure, voltata l’ultima pagina non si vorrebbe fare altro che ricominciare da capo.

Sofia Pirandello

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