Angoli interni: poesie edite di Roberto Maggiani

Il mondo poetico di Roberto Maggiani non è facile da comprendere, almeno per quanto concerne una prima lettura. Bisogna leggerlo più volte e solo allora, in un secondo terzo tempo, uno riesce a comprenderne la grandezza, la forza di un contenuto e di una espressione che vanno al di là di ogni possibile fruizione. E vanno al di là per una serie di aspetti, importanti e marginali, a partire dallo stile in cui il Maggiani elabora la materia. Se infatti da un lato lo stile si distacca dalla tradizione “del bel verso all’italiana”, cioè non usando la metrica tradizionale ma il verso libero, dall’altra si fa promotore di una certa tendenza tipica di un periodo della poesia: l’uso costante del poemetto.

Ora il poemetto, oggi purtroppo poco usato, consente al poeta, a mio avviso, di esprimere al meglio il concetto della propria poetica e al contempo permette meglio di elaborare la materia soggettiva tipica dello scrittore. In altre parole, il poemetto è importante in quanto come genere di poesia, di testo in versi, permette di allestire uno scheletrato narrativo, un intreccio non solo lirico e diegetico, ma epico, leggendario. Il poemetto è dunque il mezzo d’espressione di grandi autori, il punto di vedetta e d’osservazione, l’esplicita via “ideologica”. E poeti come Caproni, Pasolini, Pagliarani ne hanno fatto un uso notevole avvalendosi di questa particolarità. Maggiani, da questo punto di vista, si colloca su questa posizione. Ma il poemetto essendo narrativo, suddivisibile in più parti, interscambiabile, è la vedetta del poeta, la guardiola; il punto di congiunzione ideologico dove l’autore determina l’idea e il suo pensiero.

Così avviene nell’opera di Maggiani i cui versi liberi plasmano la materia che diventa fisica e fisico, come un dolore felice e ancestrale, quasi arcaico, è quel senso che esprime; ecco allora la faccenda della creazione, il senso d’attesa nell’aspettare qualcosa o qualcuno, ecco la mela proibita e la dialettica tra scienza e fede, tra realtà e finzione. Detto questo, indubbiamente, ci troviamo di fronte a una raccolta importante che inaugura – a mio avviso – un nuovo senso di fare e adoperare la poesia. Questo andare al di là del visibile, del materico, questo restare al di qua, questo andare e venire presuppone l’essenza di un lungo viaggio.

Ma la poesia se la si spiega perde la sua forza e allora la cosa migliore è di far parlare il poeta.

Nota di lettura a cura di Iuri Lombardi

Poesie estratte da Roberto Maggiani, Angoli Interni (con una pref. di Roberto Deidier, Passigli, 2018):

IL SALDATORE DI STELLE

a Sara e Cosmin

Conosco un ragazzo di proporzioni enormi
lo chiamano il saldatore di stelle.
Ha una maglietta rosa attillata
e armeggia nella penombra vicino alla mappa stellare
attaccata alla parete da una suora con il velo grigio.

Si avvicina Natale e Cosmin salda stelle
nel cielo del presepe –
ha un circuito tra le mani grosse quanto la galassia
e cerca di saldare i contatti in miniatura
di un cerchio di led.

Ha occhi brillanti come stelle
nelle notti d’inverno – quando sembrano
gocce di stagno sul metallo della notte lunare
e c’è una tale elettricità nell’aria
che – come i led di Cosmin – s’accendono
al comando di una grossa mano.

Il mondo di Cosmin è una ragazza
con i capelli lunghi che entra e esce
come una cometa dalla mappa galattica
nel punto in cui è scritto «Noi siamo qui»
e dice: «Ti amo».

*

SALTIMBOCCA

1

Questa attesa nella sera è meravigliosa –
e che profumo: saltimbocca alla romana
in cottura in una cucina di questo pianeta
accerchiato da uno spazio freddo e nero.
Forse nell’ultima stella accesa di stasera troverò
il motivo di tanta assenza – di tanto abisso.

2

Vita di altri mondi ti chiamo
ma sorda galleggi nel vuoto
su pianeti lontani.
Risparmi voce – forse senza voce
o sonora risonanza a noi inudibile.
Nascosta esistenza
sconosciuta forma
di tutt’altra partenza.
Libera sintassi
e altra semantica lingua
orecchie non udenti
occhi su altre luci –
compagni d’universo dove siete?

*

L’ESISTENZA

1

Solo un Buco Nero potrebbe raccogliere
i tuoi millenni e racchiuderli
in una piccola scatola
dove io possa osservarne la danza
dall’inizio alla fine del tempo
mentre la vita cresce nel tuo seno.
Mi sorprenderei
nel capire che non hai un segreto –
né forse un dio –
ma una legge d’esistenza
che non può esimersi dall’essere tale.

Ciò che conta è la totalità del mondo –
la sua ferrea disciplina:
propagarti in ogni coscienza.

2

Se quella sera fossi stato qui
ti avrei vista passare –
e ancora prima di vederti portare via dal tempo
avrei avuto nostalgia di te.

*

CREAZIONE-INVENZIONE

1 Creazione

Dio. Vorrei parole simili alle tue –
che possano creare.
Il gatto ad esempio.
Tu dici «Gatto»
e lui è.
Vorrei immaginare un essere qualunque –
mai visto – trovare una parola
che lo rappresenti – dirla:
una volta detta
lui è. E tu ti stupisci.

O tutto quello che posso immaginare
è già dentro la tua fantasia
e non posso creare nulla di nuovo
che ti sorprenda?

2 Invenzione

Oggi voglio usare l’intelligenza
per inventare qualcosa di mai visto
che lasci a bocca aperta e del quale si dica:
«Che ovvio! Perché non ci ho pensato prima?»
Una favolosa idea nuova
che neppure io so da dove l’ho presa
da quale parte dell’intricata
rete di neuroni e sinapsi –
se tra i ricordi o le intuizioni.

One comment on “Angoli interni: poesie edite di Roberto Maggiani”

  1. Roberto Maggiani ha detto:

    Ringrazio Iuri Lombardo, e Yawp, per questa bella recensione, capace di offrirmi un punto di vista, sui miei stessi versi, a cui non avevo pensato, non mi era mai stato mostrato. Grazie anche per la scelta delle poesie proposte, si tratta di quattro poesie a cui tengo in modo particolare.

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