Angina d’amour: poesie edite di Giulio Maffii

Pubblichiamo una breve selezione di poesie estratte dalla nuova raccolta di Giulio Maffii: Angina d’amour (Arcipelago itaca, 2018).

 

Dalla sezione 20 angine d’amore

– e poi cosa hai fatto nella vita? –
Un po’ mi sorprende il fare
Ho fatto l’albero il coro
il remo della barca
Ho fatto il dolore
che mi spiaccicava al letto
Ho fatto il cielo
l’esplosione di un diagramma
il passo più corto della gamba
Ho fatto l’epidermide
per scollare ogni pellicola
Ho fatto la bellezza
Ho fatto le ossa
rapinando il respiro del sasso
Non rispondo e torno
nel nucleo della sera
Ti lascio con i nodi
che a me non interessano
– e poi cosa hai fatto? –

*

Il balbettio ferisce più del silenzio
Non c’è segno di presenza
la gelida fondamenta del miocardio
risucchia la parola e ogni mutamento
Non è poca la rinuncia o l’offerta
di tempo a un altro tempo
Si nasce si cresce si disprezza
La sopportazione è una forma d’amore silenzioso
non confonderla con le radici
memoria a memoria vanagloria
Siamo tutti legati a pezzi di placenta
I figli appartengono a se stessi
non all’assenza del padre e alla sua storia

La sentenza è sempre stata freudolenta

*

Da bambino ho fatto il pugile
non un titolo di un libro
ma pugni veri e sudore e naso dolorante
Poi non ho mai risposto con violenza
alle botte prese con indulgenza plenaria
in ogni luogo e osso
Con evidenza posso dire
e ritenermi fortunato
– e dio e fortuna vanno a braccetto –
di essere stato contaminato da te
a dimenticare facendo degli esempi
– a Natale una mandibola rotta
– a marzo mi ha strappato l’ultimo capello
– a luglio due certificati ospedalieri
– a settembre l’ematoma all’occhio
– a Natale non sono più andato
Non ha ancora capito
– e dovrebbe direi –
Stammi lontano adesso
che sono un punto lontano
diventa parentesi
chiuditi
Come un operaio senza lavoro
sono rimasto sfregiato
da quell’amore impiccato
che dondola dondola in controluce
e si orina addosso

***

Dalla sezione Una coazione disperata:

La chimica la parola lega fusioni
forma e apparenza
– quanti universi conosci dentro una bocca? –
Mi presento sono il custode del cancello aperto
coltivo ossa dei morti
annaffio anche il mio corpo
Né tu né io
distinguiamo l’odore delle pietre
– in un’altra vita sarà possibile
vivere la memoria –
le circostanze che producono
ansia vermi o intere abitudini
la malattia è nella clessidra
nei bottoni sul petto
a chiudere la sabbia nel cuore
Sono stanco
– stiamo morendo –

***

Dalla sezione La mimica del legno:

I poeti hanno tutti un sosia
questo spiega l’amore per se stessi
altrimenti come potrebbero amare
un’immagine liquida
ed essere gonfi di niente
perché questa è l’essenza unica
le parole sopravvivono
senza alter ego o altezze
– non alter et alter eras –1
narcosi ed ebetudine stuporosa
la differenza vitale
tra cosa e cosa

***

Dalla sezione La direzione del sangue:

C’è un fracasso di morti rotti
un ingombro da scrostare
segui la direzione del sangue
che non torna indietro
Dimmi hai mai sentito il rumore
di un cuore che si vaporizza?
E non saranno i rimanenti vivi
ad eccedere in equilibrio
Si può nascondere ben poco
è come un rasoio bilama la felicità
Le cose inghiottono tutto
resettano memorie
accumuli e le azioni
sembra che il tempo non sia altro che la parola fine
– dio se non sei mai stato me non esisti –

 

Giulio Maffii

 

 

1 I Fasti di Ovidio e la sua descrizione di Narciso «infelix quod non alter et alter eras».

2 comments on “Angina d’amour: poesie edite di Giulio Maffii”

  1. Editor ha detto:

    Grazie De Gasperis, apprezzo moltissimo. Mi destreggio poco con la scrittura, per cui, a volte, trasmetto immagine sfasata della mia personalità. Infatti, non credo di essere pessimista: mi fa “rabbia” constatare che i nostri politici quando si tratta di lotta alle mafie fanno sempre un passo di lato lanciando in pista i loro colleghi del centronord, come a giustificarsi, con le medesime mafie, che loro poco possono al cospetto del moralismo imperante. Quando si capirà… dice? Quando il cappio fatto dondolare in Parlamento nei primi anni novanta, dopo tanti e tanti, finirà per impiccare lo stesso legislatore.

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