Adelphi resuscita un nuovo Pasticciaccio: Gadda e la storia dei finali alternativi – una recensione di Iuri Lombardi

Torna a vivere con una nuova edizione curata da Giorgio Pinotti Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (Adelphi, 2018) di Gadda e questa volta con un finale inedito, alternativo e con in appendice più di un centinaio di documenti relativi alla scrittura dell’opera.

Il romanzo uscito a puntate nel ’46 presso la testata di Letteratura fu scritto da Gadda a Firenze durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Il giallo “senza soluzione”, come lo ebbe a definire Sciascia, pare oggi, grazie a questi ritrovamenti delle carte a Verona, un finale di genere che nell’edizione in volume di Garzanti mancò, diventando per la gente, per il popolo di lettori, un giallo atipico e doloroso.

Si tratta di carte scritte nel periodo della composizione del romanzo che lascia presupporre come l’opera gaddiana sia da sempre, più di altre, un cantiere aperto; scritto a Firenze per le riviste e fruibile quindi per dei lettori da rivista.

Non è un caso che Gadda, come tutti gli autori della sua generazione, è stato un importante autore di riviste e Quer Pasticciaccio per le testate letterarie fu pensato e ce lo dimostrano i vari finali del romanzo che pare essere un mare senza fine; un cantiere aperto sin dal suo inizio.

Il giallo pensato per Letteratura arriva quindi a Garzanti nella forma che noi tutti conosciamo e probabilmente questa interruzione, se pure nel caso aveva stabilito nell’errore una nuova forma di genere, era dovuta agli spostamenti che Gadda ebbe a fare; il cambiare la città, da Firenze scende a Roma per essere assunto come giornalista RAI in un periodo poco felice e di povertà economica per lo scrittore. Queste carte, questi documenti, questi finali o bozze di progetti per un epilogo diverso probabilmente Gadda li dimenticò in un cassetto, preso da tanti problemi privati.

Ora Giorgio Pinotti, da sempre studioso dell’immensa opera gaddiana, ritrova queste carte e propone ad Adelphi la pubblicazione di un romanzo che pare essere un’altra opera rispetto a quella che noi conosciamo. Il volume fresco di stampa propone un apparato in appendice altrettanto vasto con la raccolta di tutti questi documenti che ne testimoniano i vari passaggi di stesura e le varie redazioni che si susseguirono e che per varie ragioni non trovarono mai la luce. Si tratta di una testimonianza di un “cantiere aperto” di cui Gadda ne disegnava i contorni, ne gestiva gli episodi, ne progettava i capitoli.

Giorgio Pinotti con la sua curatela ci introduce quindi, seducendoci, nel mondo di Gadda, tra le sue carte, in quel mondo segreto che fa dello scrittore un lettore accanito di nera, un appassionato di cronaca attraverso la quale l’ingegnere lombardo creava poi il suo mondo di carta; i suoi personaggi, l’attenzione meticolosa per il linguaggio. E Quer Pasticciaccio è anche un romanzo di lingua, in cui il vero protagonista non è l’indagine di Francesco Ingravallo, molisano di adozione romana, ma la sua flessione dialettale che Gadda ricalca in modo veristico, tanto che il nostro personaggio quando parla sembra reale: un tipico meridionale trasferito altrove. In secondo luogo, il romanzo è una cartolina della Roma papalina e bigotta, borghese e che nel mondo della Roma bene cerca di scavare l’indicibile, di cercarne il fango, criticandone con severità la classe medio-alta che nella capitale spiccava come portavoce del potere.

Le carte scoperte da Giorgio Pinotti a Villafranca di Verona sono la ricostruzione di un mosaico che per caso torna alla luce e del quale avevamo perso le speranze, credendo che il romanzo, l’unico giallo di Carlo Emilio Gadda, fosse nato proprio come lo conoscevano. Un giallo “senza soluzione” che ha fatto epoca, che è oramai un classico: un cantiere aperto che probabilmente solo oggi alla fine del 2018 approda a una soluzione.

Iuri Lombardi

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